Opium for breakfast

Per farvi capire come i significati cambino a seconda del contesto storico, Paolo Rossi, filosofo della scienza e attaccante della nazionale di calcio campione del mondo a Spagna ’82, tende a fare sempre lo stesso esempio: “Fino al ‘600 la parola ‘meccanico’ era utilizzata in modo spregiativo, con il senso di ‘colui che lavora con le mani’, cioè colui che non si è elevato al livello delle teorie. Ora il meccanico è quella sordida creatura che ti risucchia la quattordicesima non solo perché non si è ancora elevato alla teoria, ma anche perché tu non ti sei abbassato a capire come funziona una iniezione diesel. L’accordo di tolleranza tra meccanico ed utente motorizzato è il seguente: io faccio finta che 136 euro per una lampadina allo xeno siano leciti, ma tu guardati le spalle quando attraversi.

Due ricercatori che credono ancora all’oggettività delle neuroscienze e dell’uomo a due dimensioni, hanno scoperto studiando facebook, che la condizione di amicizia libera nell’uomo degli ‘oppioidi endogeni’ che, pare, ci aiutino a sopportare il peso dell’esistenza. Insomma l’amicizia, più dell’amore, a causa della sua natura duratura e disinteressata, sarebbe un ottimo sostituto naturale del Wild Turkey o del crack. Non ci credo. Ma qualora fosse dovrebbero indicarmi anche quale parte dei miei amici dovrei fumare per prima e se le fave e il chianti possano davvero dare quel tocco in più. Ma i due neuro-antropologi non si fermano qui: “Sin dai suoi esordi l’umanità si è contraddistinta per la produzione di endorfine da neurotrasmettitori posti all’interno della corteccia cerebrale. Questi oppioidi endogeni ci mantengono euforici e di buon umore e sono tra le cause dell’evoluzione della nostra specie”. In poche parole una droga sintetizzata naturalmente dal nostro cerebro sarebbe la causa di due stronzi che lo scoprono. Quindi, se non vado errato, quello che i due illuminati stanno sostenendo è che microsoft e apple rollano, mentre facebook passa la canna. Che uno dei nostri motori evolutivi fosse la socialità mi sembrava palese ben prima che si accendessero della lampadine colorate nel cervello; ma che avessero ragione gli hippie e Bill Hicks è uno smacco all’intera comunità scientifica.

D’altra parte il metodo scientifico, perlomeno sperimentale, non riesce ancora a fare a meno del calcolo preciso e dell’esperimento. Il meccanico è ancora il vile artigiano che non si fida delle analogie e di chi è naturalmente portato a saperne di più per intuizione. E non è un caso se suscitano ancora polemiche le ricerche di Hoffmann o gli esperimenti di Leary o gli scritti di Huxley. Ma viene naturale chiederselo: se sesso, amicizia e chissà quali altre cose generano stupefacenti naturali all’interno del nostro organismo (stupefacenti che fanno gli stupefacenti, non che aiutano a sintetizzare gli zuccheri e gli amidi, tanto per capirci), perché la comunità insiste nel demonizzare questi effetti? Verrebbe da rispondere che se uno fosse in grado di crearsi la propria ampolla di serenità, le droghe non sarebbero necessarie. Ma credo che il consumo attuale di droghe,  sia sintomatico di quanto la società stessa, così com’è concepita, non sia assolutamente capace di assicurare la felicità o una tensione ad essa. Un’altra motivazione del perché gli oppiacei sono, ad oggi, illegali su gran parte del pianeta è determinato dal fatto che la dicotomia tra tensione alla felicità interiore (la cui spinta propulsiva dipende proprio dalle endorfine) e l’apatia esteriore, tendono a spingere l’uomo all’autoregolazione. E questa autoregolazione è determinata non solo dal grado di infelicità individuale e di profondità di pensiero, ma anche dalla dipendenza che queste sostanze producono. Il ché, è evidente nel caso delle droghe leggere, non è causa della sostanza in sé (non principalmente, o non più che la cioccolata, lo zucchero o le battute sul Cucciolone), ma dall’effetto che la sostanza ha sull’organismo e sulla psiche: la dipendenza psicologica allo stare bene. Che è un principio economico se vogliamo, e una delle basi di molte teorie socio-filo-antropologiche.

Se le cose stessero davvero così, molte scelte, individuali o di coppia, andrebbero riviste alla luce di queste rivendicazioni che gli oppioidi operano attraverso di noi. Chi non fa uso di droghe potrebbe ritenere che lo sposarsi o la vita di coppia possa farci pervenire il tributo quotidiano di neuro-droghe. In parte si sbagliano. Ed è questa una delle motivazioni per cui le donne belle, generalizzando, non fanno ridere ma fanno tirare il cazzo. Perché il sesso è un’esperienza più intensa ma meno duratura. Chi invece fa uso di droghe carpisce in modo più radicale la fondamentale differenza tra amore e amicizia, tra non voler stare soli hic et nunc e non aver paura di restare soli. Ed è per questo motivo che, per usare dei termini della ricerca sovra-menzionata, in tempi in cui lo spread aumenta e anche il capitale emotivo, esso dovrebbe essere messo al riparo dalla mercificazione e dall’estetica imperante. Perché la felicità non sarà prettamente una questione chimica, ma passa attraverso queste addizioni.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...