No mercy

Mentre stavo pelando una cipolla, per ignorare il rancido odore di deiezione umana proveniente da mia nonna (nemmeno una scorreggia partorita da un sacco di mangiare per gatti, produce quell’odore), suona il campanello di casa. << Sono Nives, la vicina di casa>>. Perfetto. Avrei potuto chiederle di tenere ferma mia nonna mentre io la annaffio con la pompa del giardino.

<< Ciao ******** (nome d’arte), sono venuta a prendere il pallone>>.
<< Che pallone?>>.

Mi giro e c’è un pallone giallo e nero proprio davanti alle scale dell’ingresso. Mi chino e lo raccolgo.

<< Che tiro per essere arrivato fin qua giù>>.
<< Non l’ho tirato io!>>.
<< Infatti non ti sto accusando Nives. Avrai si e no ottant’anni>>.
<< Ne ho 66 a dire il vero>>.
<< Uhm…>>.

Faccio per consegnarlo al volto luminoso di nonna Nives. Lei fa per prenderlo:<< Graz..>>. Ma con un gesto fulmineo lo ritiro a me.

<< Ti ricordi  quando da bambino giocavo in giardino con il pallone e spesso inavvertitamente lo mandavo di là da voi e per non rompervi le scatole saltavo la rete finché un bel giorno il suo defunto marito non si avvide della cosa mi prese per un orecchio e mi sequestrò il pallone?>>.
<< A dire il vero non ricordo>>.

<< Dica a suo nipote che è ora di iniziare a piangere per chiedere un nuovo pallone>>.

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