Transaminasi

C’era una bella scena nel film ‘Una settimana da Dio’. Jim Carrey, all’occorrenza Onnipotente ad interim, inserisce tutte le preghiere sotto forma di desideri, e viceversa, in un supercomputer (credo con hd esterno) ed esaudisce tutti i desideri con un click. Sicché si verifica un’insolita vincita alla lotteria di Buffalo che fa montare la protesta popolare, in quanto l’ammontare pro capite, ai numerosi vincitori, è qualcosa come diciassette dollari. Si verificano scene di violenza e anarchia suburbana che hanno un chiara connessione con l’apocalisse di San Giovanni, visto il soggetto. Che in una commedia dai toni surreali e miracolosi si ecceda nel grottesco non mi sorprende, quello che mi chiedo è cosa succederebbe se al posto di Jim Carrey, ci fosse un guasto all’estrattore del lotto, si insomma, se al posto dell’intervento divino, ci fosse l’errore tecnologico, in un’ipotetica situazione reale. Prenderemmo ad esempio la città di Buffalo e sfasceremmo tutto?
Io, ad esempio, sogno di vincere alla lotteria ma non compro mai il biglietto. Bramo di grattare una vagonata di milioni, ma non spendo mai quei soldi per prendere il gratta&vinci. Ho nella testa la serie dei numeri definitiva per sbancare il superenalotto, ma mi dimentico sempre di giocarla. Ed infatti, non giocandola, non esce mai. Se fossi stato una comparsa nel film di Jim Carrey, avrei assistito ad un doppio miracolo: avere il biglietto e averlo vincente solo per il fatto di averlo desiderato. E mi avrebbe fatto doppiamente incazzare aver sprecato un doppio miracolo per diciassette dollari, che col cambio sono ancora meno. Come l’altro giorno che trovo un i-pod per terra e mi dico -questa sì che è una fortuna visto che il mio l’ho perso-, per poi rendermi conto che si mimetizzava, senza vita, sul fondo di una pozzanghera. Ho provato a fargli la respirazione bocca a bocca, ho chiamato aiuto -c’è un medico?- ma tutti sembravano insensibili al mio dramma interiore. Cioè, ho lasciato un i-pod sotto il banco dell’università e qualcuno, ora, si sta ascoltando ore e ore di musica sul mio i-pod argento, ho la fortuna di trovare qualcosa per terra, finalmente. Fortuna delle fortune è proprio un i-pod argento, ma è inutilizzabile. Dovrei comportarmi come un cittadino qualsiasi di Buffalo e sfasciare il primo apple store a distanza di molotov? No, perché a nessuno frega un cazzo del mio i-pod.
E’ questo il concetto di democrazia di piazza: per ogni slogan che tu possa lanciare, ci sarà sempre qualcuno più di te ad ignorarlo. Lo stesso dicasi per lo sciopero, una traslazione della protesta in vago sentore di ricatto. Tra quelle persone che ti ignorano, caro lavoratore, ci sono anch’io. Ma il mio disinteresse non è legato a ciò che tu dici, ma a come lo dici: protestare non è mai servito niente. Né con l’arbitro, né col guardalinee, né con le autorità. Lo Stato è inflessibile e marmoreo nell’ignorarti. Chi protesta ha torto, quindi? No, protesta chi ha subito un torto. Nessuno più di me potrebbe saperlo in questo periodo, perché si da il caso che abbia una mamma classe ’52; esatto proprio l’anno dello tsunami pensionistico.
Le sue parole di fuoco contro la manovra del governo Monti, le millanterie filo-leghiste, i sit-in di protesta già organizzati in un tre stelle del centro di Roma: c’è tutto l’occorrente per preparare una madre-kamikaze, pronta a lanciare un segnale forte al potere. Invece, in casa, gettiamo acqua sul fuoco. Perché l’inverno in trincea può essere duro, le diciamo. E poi perché, diciamoci la verità, il ’52 ormai è buono solo per le cene di classe, non di certo per una marcia di protesta tra colpi di tosse, passo stanco e abbiocchi collettivi.
Rilancio: la protesta è davvero un mezzo per far valere le proprie ragioni, qualora queste siano state violate, oppure ha una valenza ideologica? E’ giusto che il ’52 protesti perché ingiustamente tartassato, mentre il resto dell’Italia può rimanere a fare spallucce? Dobbiamo incassarli in silenzio questi diciassette dollari, oppure bisogna ribellarsi ad uno Stato che gioca a Crack-l’emozione di vincere perdendo un miliardo- con la BCE? Non ho pronta la risposta morale. Quello che mi chiedo è se la coesione nazionale sia un fatto utilitaristico, nel momento in cui gli interessi di qualcuno vengono intaccati, oppure se l’imbarazzo genererà un po’ di midollo in seno a questa società invertebrata. Abbiamo molti motivi per imbarazzarci; di certo l’ultimo di questi motivi è il governo Monti.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...