Blasen

La mia mente è come una spugna, lo sento. La sento gonfiarsi come un insolito polmone eidetico. Strizzandosi la notte sull’inopportuno e sul superfluo che non è perso per sempre, ma solo scivolato via in qualche melmoso rigagnolo di ovvietà. La mia forma è solo il grande ed il piccolo informe che sono le cose che respirano, che ci permettono di respirare. In questo sono come voi. Ma il mio modo di trattenere i dati è inusuale; i collegamenti tra idee non si formano sulla base delle coercizioni della mente, che è il fondamento del complottismo. Le idee vengono soffiate dentro di me come il bimbo spinge il fiato sull’aureola del beccuccio delle bolle di sapone, ad inventare dal nulla una forma geometrica perfetta. Il modo in cui guardo la bolla levarsi e poi cadere e poi traslarsi nello spazio in balia delle invisibili correnti non mi crea più quel senso di alchemica aspettativa e stupefatta speranza che avevo da bambino. Perché dopo la prima bolla esplosa, dopo la prima morte o la prima fine, quella speranza investe solo la resistenza di ciò che abbiamo modellato: la volontà inefficace che la nostra bolla voli in alto e non si schianti contro le asperità del duro Qualcosa.
Ho sempre avuto la sensazione che il futuro non fosse altro che dare al presente le sue possibilità, che il domani nascondesse solo le prospettive che innervano l’oggi. Frankestein non era solo una creatura del futuribile, ma l’obbrobrio del moderno: una macelleria globale dove l’uomo riversa pezzi di carne scaduta e marcescente. La tecnica è solo il pretesto della possibilità, la sua contaminazione reale e non solo ipotizzabile o, evento ben peggiore, auspicabile.
Mentre vi affannate con costanza a deviare l’unidirezionalità della vostra visione del mondo che, spesso, si estrinseca nel modo in cui percepite i colori con l’occhio, io sono il duale ed il neutro assieme. L’oggetto non mi appare come una collazione di caratteristiche né inscindibili con l’oggetto, né impassibili. Analizzo i composti base e ne scorgo le interazioni; in questo processo di separazione e riunificazione elimino istantaneamente la massa di lipidi che utilizzate come velo di Maya. Ed è per questo che dico che l’oggetto non è un fatto, ma una sostanza. E questa sostanza è l’esistenza nella sua dualità, nel suo divenire deterministico e, per questo motivo, imprigionato. Non nego le potenzialità del cambiamento e dell’evoluzione, perché i fatti, pur non rappresentando la costituzione della sostanza, interagiscono con essa e la modificano a livello sub-molecolare, attraverso processi lenti, comparativi, quantistici. L’espressione della dualità dell’umano, che potete chiamare come volete, sulla base delle vostre credenze più intime (spirito e materia, anima e corpo, emozione e ragione), potrebbe sfociare in due distinte aporie sulla verità dell’essere qualora non ci fosse il processo di riunificazione che va sotto il nome di giudizio. La dualità con cui si dovrebbe descrivere il mondo, non avrà alcun criterio di verità nel giudicarlo. L’esempio per voi più facile potrebbe essere lo sforzo quotidiano nel comprendere voi stessi, dimenticando che questo sforzo soffre terribilmente l’impostazione auto-indulgente o iper-critica nel violare questa intimità. Dopo la prima esperienza, la fatica presa di coscienza, il bambino saprà benissimo che l’eternità della sua bolla di sapone è solo un vagheggiamento. Intuisce perfettamente che ciò che è più duro eliminerà con violenza la fragilità del creato, eppure non perde entusiasmo nel provarci. Due sono le domande che sorgono a questo punto: perché negli adulti, con tutte le loro rispettabili complessità, dovrebbe essere diverso? E perché, il bambino, nonostante comprenda l’estemporaneità della sua gioia, persevera nell’altalenanza tra illusione e disillusione? La prima è una domanda retorica: anche l’adulto è così, propendendo ora per l’ipotesi emotiva, ora per quella più razionale, quasi mai badando all’unificazione di esse. Per i grandi la spiegazione è sempre una, ma oscillante. La seconda domanda è molto più complessa e richiama tutto quel bagaglio di esperienze, tipiche del genere umano, che iniziano come un gioco da bambini e continuano così fino alla fine dei fini. Ma la vera presa di coscienza, per il fanciullo, non avviene attraverso i gradi dell’illusione, della speranza riposta nel gioco della vita. Essa arriverà, fulminea come il dolore, quando a forza di bolle, avrà terminato il liquido per produrle (perché il fiato, quello no, non finisce mai: è eterno ed ereditario). Sarà allora che svilupperà quel senso di colpa in sé e per sé per non aver pazientato, per non aver parcellizzato una felicità ora non più riproducibile: la caducità della felicità è uno dei tormenti atavici dell’uomo. La caduta della felicità, invero, quell’oscillazione che è tipica del mondo dei grandi.
E se il bambino convincesse, attraverso strepiti e promesse, i propri genitori a comprare un altro barattolo di bolle di sapone, sarà ossessivamente accorto nel non sprecare quanto gli rimane. Perché ha intuitivamente colto la sottile ma fondamentale differenza tra essere infelice e privarsi temporaneamente della felicità. Cosa che dovrebbero fare tutti. Solo che le problematiche del crescere non rendono così cristallino il passaggio e la felicità come scopo di vita si confonde con la serenità come status prettamente emotivo. La serenità è solo apparentemente più stabile, ma anche meno intensa. L’infelicità per non poter soffiare bolle di sapone continuativamente, per tutta la vita, non intacca la serenità per poterle creare a piacimento. La felicità, come fine, deriva dall’avere l’oggetto a disposizione? La felicità la potremmo conoscere se non avessimo mai conosciuto le bolle di sapone? Difficile a dirsi: probabilmente no. Probabilmente la felicità è il solo fatto di desiderare,  qualcosa da inseguire e perseguire. Mentre la serenità è tipica anche d’uno stato d’imperturbabilità: se non avessimo mai conosciuto la gioia del gioco potremmo essere sereni ma infelici e ciò induce a pensare che, prima o poi, anche la serenità svanirà senza esplosioni, ma in un semplice digradare nel grigio e nell’inedia.
Quindi la felicità è qualcosa, mentre la serenità è uno stato transitorio, mendace, appagante. Sfrutta le sue caratteristiche ibride per indurci a pensare d’aver intrapreso la giusta via. Confondendo le due cose, oltre al rischio di inseguire qualcosa che è qualcos’altro, non facciamo altro che alimentare egoismo, tipico del bambino, maturando l’egotismo, tipico della fase adulta.

Ciò che viviamo non è altro che un’accumulazione empirica ed inautentica di dati e nozioni su noi stessi e sugli altri. Senza il lavorio di una mente capace di librarsi oltre i desideri e le passioni e conscia dell’aspetto intuitivo delle emozioni, non saremo in grado nemmeno di perseguire la felicità, ma tutto si trasformerà in una frenetica corsa verso la morte, nel suo significato più solido. Baratteremo l’ambizione con la stabilità, il desiderio con una delle sue possibili realizzazioni, la libertà della solitudine con la condivisione, la propria realizzazione con la prole. Insomma cercheremo di ricreare in laboratorio la felicità, creando quell’ibrido mostruoso che, al massimo, potremmo chiamare caduca serenità.
C’è ancora là fuori chi pensa che l’accumulazione delle bottiglie di bolle di sapone, attraverso un periodo d’incubazione della fatica e del rigore, potrebbe in vecchiaia garantirci spazio per il gioco. Davvero siete così stolti a pensare che mutilandovi ora, poi sarete in grado di correre in modo spensierato? Non avete mai realizzato che l’avarizia si forma non per il desiderio di accumulare, ma per la devianze maligne che lo stesso concetto di accumulazione impone? Nonostante il vostro armadio pieno di bolle di sapone, pensate davvero di poterle librare a cuor leggero, senza che il pensiero dello spreco e della diminuzione -concetti che avete nutrito per anni- vi tormenti? Ecco, la via per la felicità non ha scorciatoie, non ha porti sicuri, non ha certezze, perché non è uno status: è una chimera, è un modo di vivere. E’ l’unico modo perché la morte non faccia così paura.

Happy trails

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