Holy Shit

Avevo un amico alle elementari, medie, superiori. Uno solo. Le affusolate, quasi interminabili, dita dell’estate di bambino facevano ombra ai nostri giochi segreti. Fu la prima amicizia completa perché univa alla sconfinata e informe fantasia infantile, la struttura razionale dello stare insieme adulto. So che non è morto, questo amico, ma non so nemmeno se stia bene. E il fatto di non saperlo me lo restituisce peggio che morto; come qualcuno che hai amato e che non ti vuole più sentire, per qualche motivo. Come lo stupro di un bel ricordo.

Un giorno, dopo qualche gioco scalmanato e poco prima di iniziarne un altro, annunciai di aver proprio bisogno di cagare. Lui mi disse la stessa cosa. Io scelsi un bagno di sopra e lui si accomodò su quello al pian terreno. Quando sei bambino i bisogni fisiologici sono solo perdite di tempo ai quali possiamo conferire, al massimo, l’impellenza, mai fondamentale importanza. Questa cosa non l’ho mai maturata: come cagavo velocemente all’epoca per tornare alle mie attività, lo faccio tutt’ora. A volte capitava che, per la fretta, non si finisse di fare proprio tutto ciò che si doveva, o magari, ci si pulisse con una certa incuria. Il risultato, a volte, era che il culo bruciava come se ci fossimo sparati una supposta al peperoncino. Erano  interminabili e brucianti istanti di sopportazione, nei quali dovevo sedermi per lenire il dolore. Finimmo più o meno all’unisono e ci trovammo sulle scale che guardavano il giardino: la rampa per l’incontaminato infinito, dove il tempo si polverizza e gli spazi sembrano enormi. Eravamo fermi sul primo gradino, ci guardavamo. Annunciai di aver bisogno di un momento, perché i bambini educati si vergognano delle proprie vergogne. Mi disse la stessa cosa. Ci sedemmo sul gradino, in silenzio, finché il bruciore non passò.

E’ così che i rapporti diventano qualcosa di più che semplici apparizioni. E’ questo il significato più profondo del contatto umano: una superiore simultaneità di umanità. E’ quella che potremmo definire ‘una bella storia’. Non importa quante fratture poi la vita ti farà sopportare, né quante comparse potrai accettare come fossero reali. Solo in quella cagata io riconosco l’autenticità dello stare insieme. Che è quello che mi fa decretare l’interesse per qualcuno e il disinteresse per qualcun altro.

Happy Trails.

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