Cose da non leggere: Fabio Volo ‘Le prime luci del mattino’

Nella foto Fabio Volo nella sua classica imitazione del 'caglio'.

Perché leggere un libro di Fabio Volo nel 2012? Semplice perché i miei zii, che danno prova di conoscermi molto bene, devono aver scorso le classifiche di vendita natalizie. Oppure hanno letto ‘Repubblica.it’ che più che un quotidiano online, ormain, tende ad assomigliare ad uno di quegli audio-corsi per fare sembrare intellettuali gli idioti. Premettendo una generalizzazione dell’idiozia, s’intende. Ma gli idioti continueranno a comportarsi da tali anche dopo aver letto ‘La Repubblica’? Non ne ho la controprova scientifica ma è molto probabile. Ad esempio se sei idiota la tua soglia di raziocinio è molto bassa. Tendi a dare importanza a cose di poco conto;  quell’importanza si traduce in una serie di intemperanze e comportamenti sregolati, promossi da passioni violente. Sicché se ti molla la fidanzata figa, dimagrisci e ti deprimi (anche non in quest’ordine). Al terzo rum & cola cerchi di accoppiarti con una uguale a Mammona. Fai a botte con un buttafuori che in realtà è la tipa di prima. Ma la peculiarità strabiliante dell’idiozia è che pare sia una di quelle rare modalità dell’Essere trasversale ad ogni segno zodiacale. Anche se ariete, cancro e pesce rischiano di più il contagio. Per i gemelli vale la regola: uno sì, uno no, uno sì, uno no. E così via.

Ma veniamo alla domanda che ogni italiano sta aspettando: Fabio Volo ha un ghost writer idiota? Oppure: Federico Moccia avrebbe potuto fare di meglio?
La risposta alla prima prevederebbe una articolazione della stessa, indagando la carriera di Fabio Volo, il ché mi costringerebbe ad aprire almeno la sua pagina wikipedia. Cosa che non mi sento di fare. E se, in modo politicamente scorretto, rispondessi alla domanda con un’altra domanda? No, non quella domanda, ma questa qui: è possibile che un trentanovenne con l’esperienza di vita e lavorativa che ha avuto riesca a scrivere peggio di Aaron Spelling quando pensava la parte per sua figlia Tori in 90210? Anche questo quesito è improprio perché Aaron Spelling è morto. Ed è possibile, ma non verificabile, che avesse anche lui un ghost writer idiota, ma fermamente convinto che la verginità fosse un valore.
La seconda è più semplice come risposta ma, anche in questo caso, si è costretti ad una sospensione del giudizio. Moccia non è mai riuscito ad uscire dalla tardo-adolescenza. Non riesce a capacitarsi di aver perso i capelli così velocemente e rimpiange che in Italia non sia mai passata la cultura, che spopola Oltreoceano, del ballo di fine anno: non sa mai come terminare i suoi audio-libri e i suoi vagiti cinematografici. Quindi un paragone con il suddetto Fabio Volo e con il contenuto del suo romanzo non è possibile. Potremmo confrontare gli stili narrativi, ma sarebbero questioni di lana caprina. Sarebbe come chiedersi se esiste un giornalista intelligente o se Vittorio Feltri sia il padre biologico di Pinocchio.

Ho letto il romanzo in un pomeriggio di febbre alta, sperando che nella battaglia tra virus (quello culturale e quello batterico), almeno sopraggiungesse la morte. Ma niente grazia, nemmeno sotto Natale. Mi sono fermato più volte durante la lettura a ripensare al concetto di romanzo-che-leggi-in-un-pomeriggio. E in termini puramente economici (di economia, non di soldi) sto dalla parte di Fabio Volo che ci deve aver messo più di un pomeriggio per scriverlo. <<Il gioco non vale la candela>>, deve essersi detto, in uno dei suoi soliloqui fatti di stereotipi con i quali unge tutti i suoi scritti. E quindi via tutta quella parte centrale introspettivo-psicologica che indagava i momenti fondativi del tradimento, in favore di qualcosa di più commerciale e allo stesso tempo avanguardistico: il sesso. Chissà se ha scritto sotto influenze lisergiche. Chissà quali sono state le fonti d’ispirazione da cui ha attinto. Leggendo qualche intervista, magari su ‘La Repubblica’, forse avrà dichiarato ‘d’essersi ispirato alle vite di alcuni suoi amici, insomma, alla vita reale‘. Il neo-neo realismo di Fabio Volo. The simple life 2.0.
Il mio pensiero ‘a-priori’, prima quindi di sfogliare il libro in cerca di figure, è stato: das ist Literatur? Dopo aver visto il logo Mondadori credo di essermi anche fornito una dose di certezza. Ma solo all’epilogo ho finalmente tratto delle conclusioni complete e soddisfacenti. Non solo non è letteratura, ma anche quella cosa che è, è penosa. E’ roba buona per accedere il fuoco o, alla peggio, da mettere nelle sale d’aspetto di qualche poliambulatorio privato al posto di ‘Panorama’. Insomma sbobba a venti euro è un po’ esagerato.

Trama & Sinossi.

Elena e Paolo sono una coppia noiosa ed annoiata. Lei fa uno di quei lavori moderni che finiscono in -ing. Lui qualcos’altro di cui non si sa, ma che gli procura un sacco di grane, tanto che a casa o parla di lavoro o non parla. Elena e Paolo sono coetanei del romanziere, pare di capire. La vita scorre grigia e placida e senza figli: solo lavoro, che procura moderate soddisfazioni ad entrambi, e qualche cena con gli amici. Il sesso è un ormai tabù tra loro. Finché un bel giorno, dopo alcuni tentativi e tentennamenti, lei decide di rompere le catene della morale e cedere alle lusinghe di Eros, sotto forma de ‘l’altro’. Tra nessuna peripezia e qualche lungaggine evitabile, lei molla l’uno per l’altro sentendosi realizzata.

I personaggi principali, come gli angoli del classico triangolo amoroso, sono tre. E la somma degli angoli interni di un triangolo è sempre 180°, bisognerebbe spiegare a FV. Per cui o finisce male o finisce bene nel male. La partenza non è incoraggiante e il beneficio del dubbio viene definitivamente compromesso dalla scelta stilistica dell’autore. Un romanzo-diario tenuto dalla protagonista, dove le pagine in corsivo sono il diario, mentre quelle in arial grassetto sono prolegomeni sulle vicende, giusto per dare un po’ di vitalità alla statica scansione cronologica diaristica. In maniera sarcastica viene da supporre che un romanzo dove non succede nulla e composto principalmente da dialoghi, introspezioni superficiali e ansimi pre-orgasmici fosse troppo duro da scrivere senza l’ausilio della tecnica Anne Frank. Elena è sulla quarantina ma scrive come una quattordicenne che pondera su alcune questioni esistenziali per la prima volta. E’ attorniata da una serie di manichini stereotipati che difficilmente potrebbero essere definiti personaggi o co-protagonisti. Paolo, suo marito, è una macchietta così irrealmente tratteggiata che pare un cyborg che la mattina va a lavoro e la sera torna a casa solo per pensare ancora al lavoro e rivendicare un posto a tavola. L’amica è la classica amica che ti dice ‘fai bene’, ‘vai così’, ‘libera la tua femminilità’. Una voce della coscienza proto-femminista con una morale pronta all’uso e interscambiabile. A volte, quando compare nel romanzo, sembra di assistere a qualche pubblicità di assorbenti con uno sfondo new age: ‘ Prova anche tu il nuovo Carefree Zen, che ti farà sentire fresca e asciutta e ti migliora anche l’umore grazie ai nuovi ferormoni al chiodo di garofano e pancreas di alpaca’. Ma il vero protagonista è mister X, l’altro. Un concentrato di lezioni in vhs sul sesso tenute da Rocco Papaleo, ma con la sensibilità della ministra Fornero. Attento, imperscrutabile, imprevedibile, mascherato. Della sua vita pubblica sappiamo poco. Sappiamo che, come Elena, ha a che fare con quei lavori in -ing, ma in un altro ramo. Di certo dev’essere un part time perché per ordire e orchestrare tutte quelle pantomime per una scopata, gli va via almeno metà giornata. Lui, care donne, non esiste. Forse è il modo in cui Fabio Volo vede se stesso ed è quindi una iperuranizzazione dell’essere umano, l’oltreuomo Voliano che tutte sperano d’incontrare. Strano che Volo non abbia menzionato la lunghezza del pene, che è più importante di molte parole…
Il fatto è che lo stile di scrittura, dimesso e mediocre, potrebbe anche essere accettabile. Nessun fronzolo, nessun volo pindarico, nessuna liceità di stupire o organizzare dei pensieri compiuti e profondi. Fedelmente aderente alla donna comune, Elena scrive cose noiose, superflue, fastidiose per qualunque donna abbia a che fare con se stessa e il proprio corpo ogni giorno. Quando racconta del marito sembra di assistere ad un lamento della casalinga di Voghera; che il marito pensa sempre a lavorare e che non aiuta in casa e adesso anche la macchina nuova. La somma teologica del suo pensiero e del pensiero dell’autore (maschio) sul mondo femminile, arriva tardivamente a pag. 135 in data 17 maggio.

Ho capito quali sono le cose importanti che voglio da un uomo.

Come mi tratta.
Come mi scopa.

Ora che la versione 2.0 della Elena carrierista ma moralista d’inizio romanzo abbia subito una declassamento sul lato etico, era già chiaro da qualche pagina. Ma che fosse pervasa da qualche dubbio concettuale-sintattico non ce lo saremmo mai aspettati. Lasciamo da parte, per un attimo,  il profondo e recondito senso delle ‘cose’ che vuole da uomo. E’ proprio il termine ‘cose’ che mi lascia interdetto. Uno si aspetta un elenco di oggetti, simbolici o meno, che al limite abbiano qualche valore assiologico, ma che rientrino comunque nella casistica ‘cose’. Invece lei esprime due modalità, due funzioni di relazione. Non sono ‘cose’ Fabio, sono ‘modi’. E questi modi esprimono la semplicità del tuo sguardo sulla pseudo-dualità del mondo femminile. In quel ‘come mi tratta‘ è nascosta tutta la visione del mondo della donna che investe i principi morali, le parabole esistenziali e, infine, anche il rapporto con il sesso. Se Elena, dopo le scappatelle, decidesse di rimanere con il marito e avanzasse pretese di fare sesso, lei con la giarrettiera e lui vestito da Zoro, il povero Paolo come dovrebbe trattarla? Esatto, a cinghiate. Questo perché, per quanto ti sforzi Fabio, il mondo non è ancora pronto per l’abilità con cui descrivi la tua ars amandi. Perché al di là di come ti vedi tu a letto, non sono queste carnevalate a far prendere coscienza ad una donna di ciò che è. E poi, anche se fosse, come pretendi che si senta una donna che riceve un po’ di sano sperma transustanziato e lo tramuta in consapevolezza? Una imbecille alle soglie dei quaranta? Quando ancora c’è tutta una vita davanti? E i cocci di chi sono, Fabio?
E come non bastasse questa nuova coscienza di sé datata 17 maggio (di qualsiasi anno)  quale metafora esistenziale dovrebbe nascondere? Che tutti abbiamo diritto alla felicità? Che dal tuo punto di vista ogni donna dovrebbe essere trattata con lo stesso ardore, la stessa dimestichezza e lo stesso approccio? Che se il maschio tratta con freddezza una donna, disincarnandola, allora le corna per vendetta sono valide? Cosa ci vuoi dire Fabio? Cosa ci vuoi rappresentare Volo? Ti scopi anche le cesse? Tratti bene le donne noiose? Quelle insignificanti? Quelle amorfe, taciturne, irascibili e vegane? Ci vuoi dire che ogni femmina ha in mano le chiavi di casa di qualcun altro?
Forse ho capito: intendi spiegarci come ogni donna abbia in sé la facoltà di auto-comprendersi, capire i propri punti di forza e di debolezza e di porvi rimedio prima che sia troppo tardi, prima dell’auto-annullamento. Forse ci vuoi dire che si può essere sexy anche a sessanta. Come Sofia Loren. Beh questo non è il cinema e nemmeno la televisione e, accidenti a te, nemmeno la radio. Questo è il mondo reale dove le persone sono pluri-stratificate, cambiano. Cambiano i loro parametri assiologici dall’oggi al domani. E’ il relativismo, caro Fabio. Nessun nuovo pene può portare nuova consapevolezza. Al limite molti peni contemporaneamente. Un pene bravo (visto che se la donna è duale, l’uomo è doppio nella tua visione), al massimo, può portare un po’ di endorfine. Per questo non capisco quel ‘come mi tratta‘ messo accanto a ‘come mi scopa‘. E’ una tautologia? O maybe la tua è solo una esortazione:<< Donne, fatevi trattare come si deve!>>. Ma allora perché tu, figlio dei grandi moralizzatori alla Pascal, Montaigne o chi altro, sprechi metà romanzo tra interni coscia, guepiere e il simulacro di Mickey Rourke fuori tempo massimo?

Questo romanzo è un abominio. Un aborto letterario che ha avuto e ha una pubblicizzazione, una distribuzione e una vendita indegne. Elena & Co. sono così finti e mendaci da far quasi tenerezza, per chi scrive. Tralascio ogni considerazione sul finale perché non merita attenzione. Ha detto bene ‘La Repubblica’ che la forza, ammesso che ve ne sia una, del romanzo sono le intense pagine hot. Se tolgo intense posso anche essere d’accordo. Ma allora parliamo di ciò che è in realtà: un harmony da ombrellone per far sospirare qualche cinquantenne non abbastanza sexy per potercela fare ad entrare nei tuoi canoni, Fabio Volo.

Annunci

5 pensieri su “Cose da non leggere: Fabio Volo ‘Le prime luci del mattino’

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...