Blue as our new second sun

Stamattina ho tirato su le ossa dal letto intorno alle 6.00.
Due distinte pulsioni biologiche mi hanno strappato dalla rem: mingere una podina di gin tonic e ascoltare la luna tra le nubi. Mentre scarico un ingente quantitativo di sulfureo Bombay mi rendo conto che un dito ghiacciato picchietta alla finestra della mansarda. Spalanco la finestra su un mondo danzante in lingerie bianca che turbina in spericolati boogie-woogie. Cosa mi abbia spinto a rivestirmi, uscire, prendere la macchina e aspettare che il viola accendesse il bianco è qualcosa che, per una volta, non ho bisogno né voglia di spiegare. Immagino che in Emilia Romagna tutta la magica aspettativa senza evoluzioni nei confronti della neve sia sepolta. Ma in questa isola circondata da terre del nord non è così frequente come si possa supporre. C’è qualcosa di quieto e tombale in quel silenzio frenetico, quasi che fosse impossibile per tutte quelle gonne all’aria fare così poco rumore nell’appoggiare i tacchi frattali al suolo. Un bianco che domina in capriole il nero macchiato di caffè al neon, spinto in mezzo alla pista per il solo vezzo di conquistare gli occhi dell’amato. Ho aspettato che il sole si svegliasse con me, anch’egli per urinare su lande coperte di sciarpe monocrome. Ho aspettato perché tutto avesse quell’aspetto insolito di una fotografia dell’anima; una istantanea che ai contorni del paesaggio aggiungesse un brivido di commozione.

Dopo aver dominato la mia natura sono tornato a casa, nel protettivo abbraccio delle piume.

Mi rialzo intorno a mezzogiorno: dalla finestra filtrano barbagli alieni di un doppio sole che brilla anche da sotto. Lo sguardo, affascinato e debole, cerca nei dettagli gli accumuli, incapace di affrontare direttamente quel candore molesto. Mi vesto, faccio colazione, accendo il computer e guardo le e-mail: un solo nuovo messaggio. Il portale job rapido mi informa che ci sono più di cento offerte di lavoro in fvg in questa domenica mantecata. Mi chiedo se non stiano cercando un esercito di spala-neve, ma quel misero centimetro a terra non richiede tanto sacrificio. La lista di offerte si snoda senza soluzione di continuità: agente folletto, venditore di assicurazioni, agenti di commercio, venditori per stand onlus, presentatrici avon, sales advisor, agenti di commercio per prodotti cosmetici, f-16c instructor pilot (!), venditori arredobagno, agenti mono e pluri-mandatari e così via. L’eccezionalità dell casistica ‘istruttore di f-16’, potrebbe colpire la mia attenzione a tal punto dal farmi desistere sul resto. Ma io un f-16 l’ho visto solo in modellino e l’idiozia intrinseca ad una siffatta offerta lavorativa potrebbe rallegrare la mia domenica di studio. Quanti cazzo di friulani saranno mai in grado di pilotare un aereo americano? Ma quell’eccezionalità, appunto, non è un fenomeno emergente. Tutte le altre professioni si riducono ad una: vendere. Che diavolo è successo a questo mondo senza più lirica? Possibile che non si riesca a pensare ad un altro modo per stare al mondo che non sia prezzolare qualsiasi cosa? Possibile che l’uomo non riesca ad esimersi dal voler fottere il proprio simile inculcandogli un desiderio, denudandolo di ogni capacità decisionale? Sarà anche importante la pluralità di scelta, ma la scelta se comprare o meno è quella su cui si fonda la nostra vera libertà.

In conclusione: davvero pensate anche solo possibile che un uomo che se ne esce nelle tenebre solo per farsi accarezzare dalla neve, se ne esca il lunedì incravattato per insozzarsi l’animo fino a non vedere, né sentire, né annusare più nulla?
Davvero mi credete così idiota? Lavorare sarà anche ineluttabile, ma i termini sarò io a stabilirli. Questo è l’unico contratto a tempo indeterminato che accetterò mai di firmare.

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