Non val saper a chi ha fortuna contra

Ti assicuro, Straguadagno, che se avessi la faccia come il buco del culo di un panda come la tua, non solo mi darei dello sfigato da solo ma mi sarei già impiccato da giovane. Sarà che il laicismo psicologistico mi ha insegnato che la vita è una e passarla nel Pdl sarebbe come camuffare il mio pene da ratto ed andare in giro nudo ad un raduno di falconieri. Sarà che ho questo difetto: sento l’alitosi di un uomo anche vedendone un video su youtube. Sarà che ritengo sfigato chi passa l’esistenza a ‘farsi un mazzo tanto’ per poi sputtanarsi la credibilità facendo politica, nella destra. Sarà che, ne sono certo, il rito d’iniziazione per entrare nel ‘Popolo delle Libertà‘ è farsi mettere un mignolo nell’ano da Berlusconi. Sarà che non hai spiegato agli italiani quali sarebbero le ‘varie ragioni’ per cui ritieni ‘sfigato’ chi guadagna 500 euro\per month. Io guadagnandone 400, non mi sento tirato in causa, ovviamente.

Ritengo, per varie ragioni, più sfigati quelli che vogliono vivere in eterno. Quelli che hanno mura di cinta alte e videocamere di sorveglianza. Quelli a cui la gente sputerebbe in faccia, non fossero coperti dalle guardie del corpo. Coloro che devono mettersi una giacca grigia, la cravatta rossa. Coloro che devono nascondere la calvizie da stress, tirandosi quei quattro peli in saggina davanti agli occhi. Coloro che non hanno, nemmeno una volta, ascoltato un album dei Tool. Sono sfigati coloro che credono in qualcosa di immutabile. Quelli che, per uscire dall’anonimato, venderebbero il cucciolo del figlio alle arene clandestine per la lotta tra cani. Coloro che difendono un’ipocrisia. Tutti coloro che venerano qualcuno vivente. Sono più sfigati gli arrivisti, i concorrenti di un gioco a premi, quelli che comprano i gratta & vinci o quelli che il super-enalotto? Sono sfigati i milanisti. Quelli che cambiano squadra del cuore durante la vita. Sono sfigati quelli che piangono per un morto famoso, quelli che guardano un famoso sull’isola. Son sfigati quelli che fanno la coda in banca e quelli che stanno dietro allo sportello anti-proiettile di una banca. Sono sfigati quelli che si fanno alienare, quelli che non sopportano la noia, quelli che la domenica sono tra i banchi di una chiesa e il lunedì giocano a squash con l’amante giovane. Sono sfigati quelli che applaudono, quelli che hanno frequentato o frequentano ingegneria gestionale. Sono sfigati gli economisti, i tecnocrati, gli avvocati che speculano sull’ingiustizia e la fanno trionfare. Sono sfigati gli assessori comunali, quelli che indossano le divise da poliziotto municipale. Sono sfigati i berretti da carabiniere. I pescatori sono degli sfigati. I cacciatori no, quelli spero s’ammazzino a schioppettate tra di loro. Sono sfigati i perbenisti, i borghesi, i finto non-borghesi, i dandy, i mods, gli hipster. Quelli che escono in lamborghini il venerdì sera, solo per parcheggiarla davanti all’ingresso di un locale. Sono sfigati quelli che vanno al White (ex Uagamama) anche solo per lavorarci. Sono sfigati tutti quelli che dicono di far arte ma non hanno una deontologia. Tutti coloro che vorrebbero far arte e, non essendone in grado, se ne inventano una. Sono sfigati TUTTI gli utenti facebook. Quelli che perdono ore a chattare. Peggio: tutti quelli che costringono un altro a perdere ore a chattare. Sfigato è colui che guadagna (e spende) più del suo fabbisogno. Sfigato è colui che si fabbrica un fabbisogno ad hoc. Sfigato è colui che dà valore alle cose: patologia ereditaria ed ereditabile. Sfigato è colui che crede nella proprietà privata inalienabile, perché si finge immortale. Sfigato è colui che si tratta come un oggetto. Sfigati sono quelli che tornano con i propri ex. Sfigati sono coloro a cui va bene tutto, incapaci di scegliere, sempre a loro agio anche nella monotonia. Sfigati e miseri sono i figli che seguono le orme dei genitori. Sfigati sono coloro che non sanno farsi da mangiare, quelli che dipendono dal prossimo per il pane e non dipendono dagli altri per l’amore. Sono sfigati gli incontentabili, i contestatori, gli occupy something. Sfigati sono gli umanisti, perduti in un mondo che non li vuole nemmeno vedere. Sfigati sono coloro che si esibiscono a Sanremo, quelli che conducono Sanremo, quelli che ridono beoti tra le prime file a Sanremo.
Sfigati sono gli omosessuali perché non sanno cosa si perdono. Sfigati sono gli eterosessuali perché potrebbero dimenticarsi cosa sia l’amore veramente. Sfigati sono gli esteti. Quelli che combattono per una patria di cui non conoscono nemmeno la genesi ma soltanto i tic. Sono perdenti coloro che cercano fortuna senza bendarsi, coloro che lisciano il pelo per godere della fortuna altrui. Sfigati sono quelli che alitano dietro ai vetri degli hotel di lusso. Sfigati sono quelli che devono indossare un’uniforme, un camice. Sfigati sono tutti coloro salvano la vita per lavoro o per un vuoto giuramento. Sono sfigati quelli del turno di notte, quelli che controllano che ci sia ordine, quelli che perdono il sonno per custodire quello degli altri. Sfigati sono gli aridi: che barattano la libertà per qualsiasi altro ‘valore’. Sfigati sono gli invidiosi e malevoli che danno dello ‘sfigato’ ad altri. E naturalmente sono sfigati quelli che si laureano dopo i 28 anni.

Sottotitolo: la parola ‘sfigato’ non ha significato alcuno se non sponsorizzata da un conflitto sociale o di classe. Siamo sempre gli sfigati di qualcuno.

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