Malim videri nimis timidus quam parum prudens

Dice che bisogna imparare il valore della pazienza, nel dosaggio perpetuo dell’esperienza; che le parole non son fatti e che progettare qualcosa, non significar poter e dover vederla realizzata. Se così fosse anche la genesi di un’azione maligna, non dovrebbe essere peccato, qualora non la si compia. E’ quel genere di morale tardiva che ci insegnano a catechismo avanzato: non è peccato pensare atti impuri, è peccato compierli. Perché, secondo questa visione, c’è qualcosa che si materializza nell’agire, come se il Male si solidificasse e fosse alla mercé di una contemplazione di gruppo. Ma la formazione di un pensiero iniquo nasce da sé oppure è derivata da questa contemplazione? Il Male è male-a-priori, oppure ci hanno insegnato che è male? Nel qual caso cadremo in un loop morale di difficile decifrazione. La malignità subisce uno slittamento di senso già nel passaggio tra l’Io e il Tu; diversi soggetti, diversi legami fondamentali (ciò verso cui la vita si orienta), diverse tensioni teleologiche, diverse ermeneutiche d’azione. Il pensare un’azione cattiva, in realtà è come compierla. Perché è sempre perseguibile a lungo termine, perché il suo è un percorso ad ostacoli che ci metterà sempre nelle condizioni di scelta. Il male è solo un progetto tortuoso. E’ già insito nella possibilità di scegliere, tra una o più opzioni. Il Male quindi è una possibilità? Non credo. Se lo fosse, di nuovo, cadremmo nel tremendo errore di ritenerlo teorico e\o pratico. Il Male naturale è rendere inattiva una proprietà dell’individuo: la linearità di atteggiamento. Una variazione di contrasti. Ciò avviene quando si scontrano forze o impeti che non solo non hanno nulla in comune, ma che parrebbero escludersi a vicenda. Lo studio sembrerebbe escludere lo sport, nonostante una convivenza a distanza reciproca. Così la razionalità il sesso. Il male è trattarsi da esseri indistinti. Come ritenere l’autocoscienza, qualcosa che risiede nella ghiandola pineale. La mescolanza di divino e biologico che avvertiamo è soltanto ignoranza di sé. Male è ciò che ci impedisce di realizzare o attivare le varie anime. Certo, un punto di unione è auspicabile. Alcuni ritengono che l’amore sia la virtù per convergenza. Molti altri sono più prudenti in materia. Se vi capitasse mai di finire in una grotta, sia mai che vediate dei tizi incatenati, con il volto rivolto al fondo della cavità…non azzardatevi mai a toccare le concrezioni. La roccia è viva, o come si dice in gergo attiva, e le vostre mani sozze, altererebbero chimicamente un processo in atto da milioni di anni. Per sempre. E’ questo Il Male: rendere quel ‘per sempre qualcos’altro’, ‘per sempre lo stesso’.

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10 pensieri su “Malim videri nimis timidus quam parum prudens

  1. Essendo cresciuta in un’isola dell’Atlantico al massimo avrei potuto essere influenzata da Dallas, che è ancora l’ultima novità. Non ho le idee confuse, anzi, ho due parametri di paragone, l’isola di Arturo e le discariche della Western Civilization. Tu?

  2. Il valore ontologico e morale dipende dal grado e dal peso dell’amore per se stessi? Ecco qua, si ritorna al principio: più si domina sugli altri, più ci si sente forti.

    • Il valore ontologico e quello morale non sono la stessa cosa. E hanno parametri diversi. Senza contare: valore ontologico e morale di che cosa? Dell’individuo? Della collettività? Della coppia? Non si capisce. Una decisione morale non può prescindere dai parametri culturali o psicologici individuali, ma ad essi non è necessariamente assoggettata. Senza contare che l’antropologia filosofica delle virtue ethics e non solo, prevede proprio l’opposto di ciò che dici.

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