Laghi comuni

Tutti i francesi sono gay o sodomiti. Tutti i tedeschi sono auto robuste. Tutti gli inglesi mangiano lo sporco dei piedi. Tutti gli americani sono bifolchi. Tutte gli arabi hanno i baffi…ecco perché il velo alle donne. Tutti i registi giapponesi sottolineano le emozioni usando lo zoom. Tutti i cinesi puzzano di fritto e scantinati, non necessariamente in quest’ordine. Tutti gli australiani…gli australiani…bé avranno anche loro una particolarità: saltano forse o fanno surf.
Gli africani parlano a voce alta come se fossero sempre  incazzati. Gli ebrei soffrono di autocombustione. I palestinesi non esistono. I russi bevono vodka per dimenticare l’ennesimo broglio elettorale. Gli spagnoli fanno fiesta, hanno sempre una guitarra a portata di mano, annacquano il vino con la sprite. I brasiliani sono tristi, tranne a febbraio. I messicani non salutano. I portoghesi vorrebbero essere belli, ma i migliori sono morti nelle colonie. Tutti gli slavi hanno un brutto carattere, tranne quando si ubriacano che diventano cattivissimi. Tutti gli albanesi non sanno dire la ‘erre’. Tutti i greci hanno dimenticato. Tutti i danesi fanno marcire robe nel frigo. Tutti gli scandinavi soffrono d’insonnia. Tutti gli scozzesi hanno lo scroto minuto. Gli irlandesi bevono caffè che costa come una birra. Agli olandesi gli piace la diga. Tutti i belgi sono trappisti: cioè costruiscono trappole per orsi.  Molti lussemburghesi hanno una seconda casa a San Marino. I cileni hanno ancora un cantautorato historico-nostalgico. I canadesi sono americani evoluti senza la cultura western. A nord del Canada c’è l’iperspazio. Tutti gli indiani d’India non tirano le frecce e non hanno nomi ridicoli (animale + colore). I rumeni stuprano solo perché le loro donne sono troie. I bielorussi hanno due teste e tre mani con due unghie accavallate per ogni dito, costituiti da una sola falange. Tutti i vietnamiti sono talpe che si assomigliano. Il marocchino è un altro modo per chiamare l’hashish. L’algerina è una donna frigida. I libici odiano i viaggi nel tempo. Gli egiziani disegnano meravigliosi trompe l’oeil e amano le crociere CostaNello Yemen gli uomini soffrono di sinecura. I macedoni vengono fatti a pezzi…e così via.

Gli italiani invece sono stati fascisti, poi antifascisti. Ed è ancora così.

E sapete cosa me lo fa asserire? Quel tramonto sulla vecchiaia di nome Aldo Biscardi. Al processo del lunedì, giunto alla 150° edizione dall’Unità d’Italia – prima del calcio si occupava della palla corda – lo scoop sensazionale, che teneva sulle spine almeno 1 italiano su 13 milioni, era se il gol di Robinho sì-se il  gol di Robinho no. Una pantomima durata ore: che solo ‘Il processo’, grazie a quell’alta tecnologia che è lo zoom, avrebbe potuto sentenziare una volta per tutte.  Prima fiumi di ciarpame pseudo-giornalistico sui fuorigioco esistenti o inesistenti, sulle classi arbitrali e sulla necessità della moviola in gambo. Il tutto con tono da corrida palesemente faceta. Poco prima del moviolone (notare l’iperbole) con la ‘sentenza del processo’ che pareva il fulcro della trasmissione, inquadrano una mummia di cartapecora che fissa stolida un monitor, probabilmente spento, largo 2 pollici incassato sulla sua postazione. Costui annuncia un’ altra notizia bomba che riguarda due giocatori della Juventus implicati nello scandalo calcio scommesse. Il gol fantasma di Robinho, improvvisamente, non è più importante. Il servizio viene mandato e viene intimato al moviolista di ‘far veloce’. Ma come? Tutta la puntata sembrava ruotare attorno a quest’episodio di malafede arbitrale e ora non interessa più a nessuno? Pubblicità, poi la notizia bomba. Già sudavo freddo rinverdendo calciopoli e prefigurandomi un secondo scandalo che avrebbe nuovamente gettato discredito sulla Juventus. Si ritorna in studio: aura sacrale, parole altisonanti, pregiudizi cauti.

La notizia, belata dalla stessa mummia che dice di averla scovata su ansa.it, è la seguente:

Masiello, giocatore del Bari finito in manette per aver truccato qualche partita per arrotondare il già lauto stipendio, ha dichiarato di aver avvicinato Leonardo Bonucci (all’epoca al Bari) e Simone Pepe (all’Udinese) per ritoccare il risultato di Bari-Udinese. Quindi è vero che la notizia concerne due calciatori ora in forza alla Juve, ma al tempo dei fatti militavano in altre franchigie. Prima balla. La mummia precisa che i giocatori sono già stati ascoltati dai magistrati e non risultano sul registro degli indagati. Quindi? Qual è lo scoop bomba? E non solo: l’interrogatorio risale a fine febbraio e la notizia è vecchia. Non ho finito: Pepe e Bonucci hanno individualmente smentito di aver mai preso parte ad un colloquio con Masiello e, di conseguenza, di aver truccato qualsiasi risultato. Quindi non è una notizia. E’ una cazzata. E’ il Pdl, praticamente. E’ il sistema Italia. Prendi una falsità, la infarini un po’ e tutti sono pronti a darti contro sulla base di illazioni, salvo poi, al momento opportuno, rimangiarsi tutto nascondendosi dietro il diritto di cronaca.

Ai giornalisti dovrebbero sparare per strada. Sono la feccia dell’umanità. Ci stupiamo che di fronte ad organi di stampa del genere (e questo è solo il lato più goliardico, sia chiaro) si annidi una classe politica del genere. E’ tutto collegato, don’t you see? Casta su casta. Guano su merda.  E’ il voltafaccia dell’8 settembre 1943, avvinghiato ad elica nel nostro dna. E’ il dvce, fiero e indomito, che prende le distanze da se stesso.

Cito Ansaldo:

Tremenda impressione della notizia pubblicata da un periodico francese – << La Press>>, credo – sull’arresto di Mussolini a Dongo. Quale sciagurata figura! Nascosto tra le coperte in uniforme germanica, sotto i piedi di un soldato tedesco. E quelle sue ignobili parole quando è condotto al Municipio di Dongo:<< Qui a Dongo sono sicuro che nessuno mi farà del male!>> come fanno ben vedere la miserabile paura fisica dell’uomo! E quel suo rifiuto di indossare di nuovo il cappottone tedesco, quella sua affermazione di non poter più tollerare le uniformi germaniche, come fanno ben vedere il ridicolo tentativo di salvare la vita facendo anche lui, per ultimo, un po’ di antitedeschismo, un po’ di…antifascismo.

Questo siamo e per rinnegarlo ci vorrebbero secoli di coraggio. Pronti a strillare, a gettarci nella mischia dalla parte del più forte.  A rischio della vita o della reputazione rinnegare delle fedi che in realtà non ci sono mai appartenute. Né da un lato, né dall’altro. Fascisti, comunisti. Juventini, milanisti. Relativisti, cristiani. Non è importante ciò che siamo, ma ciò che ostentiamo nell’ora forte. Ignorando il puzzo di urina nell’ora della vergogna.

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