La Lega ti frega, Berlusca t’incula.

 

Non che la finezza di modi sia mai stata l’arma politica della Lega. Non sorprende nemmeno la terminologia squadrista; quel ‘picchia’ all’indirizzo di un giornalista del tg di Mentana. D’altra parte la pazienza democratica non ha mai depositato a fondo, nelle coscienze, la tautologia leghista = reazionario. Non li si è mai presi sul serio, diciamoci la verità. Ci pervade quel senso di ignoranza casereccia ogni volta che tenta di prendere la parola il senatùr. Come se l’atteggiamento fosse quello dei primi giorni, come se non si fosse mai scesi a patti con il diavolo, come non si fosse mai banchettato con il potente, come non si fosse mai governato. Non è bastato mantenere un’identità simbolica, sempre sottolineata dai modi dell’anti-politica, ma incapace di mantenersi distante dal modus operandi berlusconiano. Quello stile di vita, che si traduce in uno stile politico, modera al ribasso il libertarismo più sfrontato, lo stinge nei nepotismi più classici e imbarazzanti e ne esce con le ossa a pezzi. Non basta il tardivo ripensamento contro l’alleato storico; non è di aiuto nemmeno l’ostruzionismo di facciata contro il governo tecnico per mantenere credibilità nelle classi operaie che ci avevano creduto. E’ un tradimento persino peggiore di quello della sinistra che i lavoratori li ha già persi e che traccheggia aspettando che la storia vada dalla loro parte, come se la giusta causa fosse una inamovibile posizione partigiana e non una lotta. Avevo trovato politicamente furbo lo sganciamento della Lega dal governo Monti. Furbo e pericoloso, qualora la situazione di piazza fosse diventata incandescente. Ma se Berlusconi aveva ipnotizzato l’opinione pubblica quel tanto che bastava per parcellizzarla e dividerla, Monti ha fatto meglio: l’ha narcotizzata rassicurandola. Sarebbe tremendamente facile puntare il dito contro l’affarista Belsito, come se la mano non fosse complice della mente che la governa. Ex fuoriuscito di Forza Italia. Ancor prima, si vocifera, ex buttafuori. Una laurea non riconosciuta a Malta e quel che è peggio genovese di natali, quindi ontologicamente equidistante dalla milanesità yuppista e dal lassismo romano. Il dubbio, per certi versi amletico, che la serpe in seno sia stata caldamente consigliata dal Padrino stesso è forte. D’altra parte il delitto perfetto si era compiuto già verso un fedelissimo come Emilio Fede, scaricato per strada, mentre i violini all’Opera stordivano il senso di colpa e mascheravano, al solito, la necessità con l’onnipotenza e l’ingratitudine. Quella nevrotica pantomima, a fine primo atto, tradiva tutto il malcontento dell’anima; perché anche i demoni hanno un’anima. Solo che ai demoni, poi, basta dormirci sopra.

La Lega non si piega, non è mai stata vassalla come al tempo si dimostrò Fini. E la tragica fine dell’alleanza interstellare nasconde più silenzi che minacce. In tutto questo Bossi si è dimostrato poco attendista. Ha voluto rompere gli indugi sin dal principio, non solo fingendosi accanto alle parti sociali, ma accusando il Pdl di codardia. E Berlusconi è proprio il tipo di individuo da prendere le cose sul personale. Mi ripeto: mossa comprensibile quella di Bossi ma che ha il difetto di non tener conto di molti fattori. Primo tra tutti il fatto che la ritirata del Berlusconi IV non è stata una resa. Non c’è stato alcun golpe, nessun piazzale Loreto, nessuna Hammamet. Sottovalutare il camaleontismo frenetico di questa politica arruffona e mendace nasconde gli stessi deliri narcisistici verso cui ora si punta il dito. Forte dell’elettorato, ma ancora più certo della propria nomea senza macchia e senza paura, Bossi si è scordato i piccoli scheletri nell’armadio. E ora un intero plotone di giustizialisti della notizia, dai nemici storici agli ex alleati post armistizio, pronti a fucilare mediaticamente. Fini ci è già passato, non indenne. Ma alla Lega si è meno propensi a perdonare queste leggerezze. Perché stanno antipatici. Renzo Bossi ha quella classica faccia del tipo che sta sul cazzo a tutti e prenderesti a sberle a prescindere. Per non parlare degli altri figli del senatùr, per fortuna abbastanza lontani dalla popolarità, dal non essere così vituperati. Sapere che questi figli di papà, affetti dalla stessa ignoranza genitoriale, girano tra Porsche e ville restaurate mette ancora più rabbia e malcontento. La fine della Lega? Si spera, ma sempre con almeno vent’anni di ritardo. Belpaese, Strapaese.

Quando facevo le medie io, metà anni ’90, sui muri della scuola campeggiava una scritta: ‘La Lega ti frega, Berlusca t’incula’. Incredibile come siano attuali certe intuizioni maldestre.

 

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