Bowling for afterlife

Due note di colore politico prima del post vero e proprio.

1) Daje Beppe, devi purgarli tutti.

2) Augurare la morte a Napolitano sarebbe ingeneroso visto che gli rimangono quindici giorni da vivere. Allora il mio anatema per il peggior presidente della Repubblica a memoria d’uomo sarà per tutta la sua discendenza. Auguro alla famiglia Napolitano indicibili sofferenze, progenie deforme e lutti trasecolanti. Con ciò non voglio sperare davvero che ciò accada, non sono un seguace del pensiero magico, ma è per schierare ed indirizzare il mio disgusto verso il più alto rappresentante delle istituzioni che dovrebbe avere rispetto non solo per il voto dei cittadini, ma anche per tutto ciò che le parole Res Publica rappresentano. E che nell’idea di Napolitano è solo il preservare lo status quo. Vaffanculo, vecchiaccio.

Detto questo, nonostante mi sia passata tutta la voglia di parlare d’altro, esco solo dalla porta sul retro della cambusa politicante, per rientravi dal portone principale, che è la vita sociale. E volevo farlo con una riflessione sull’apparente ondata di suicidi verificatisi in tempi di crisi. A parer mio la concentrazione dei media su questi accadimenti sembra avere la memoria corta; ma si sa che i giornalisti cercano più la via del sensazionalismo che della storia. Per cui sanno benissimo, e lo dicono pure, che in tempi di depressione economica, tempi in cui le aziende falliscono e gli imprenditori si ritrovano sul lastrico, le pompe funebri vanno alla grande. Fossi nei pompinari aprirei delle succursali nelle zone industriali della medie e grandi città, invece di fare i borghesi e rimanere vicino alle camere ardenti degli ospedali. Ma non è tutto. Stanno anche cercando di far passare un messaggio che io trovo quantomeno  disturbante: pare che l’origine di tutti i mali non sia la crisi in sé o il fallimento in sé, ma il rigore con cui il governo sta cercando di recuperare del denaro che gli spetterebbe di diritto. Se crediamo ancora ad uno Stato sovrano, ovviamente. Diventa però grottesco quando non solo si elencano i decessi, ma persino i tentativi di suicidio. Un mio vicino di casa è finito sul Gazzettino perché è rimasto impigliato cercando di montare un’amaca:<< Imprenditore friulano tenta il suicidio nel giardino di casa, lo salva il cane>>. Ma ciò che mi ha davvero impressionato sono state le balbettanti apologie del governo tecnico. Monti:<< Il governo non ha nulla a che fare con quest’ondata di suicidi. E’ colpa della crisi e chi l’ha provocata dovrebbe interrogarsi>>. Che il governo non abbia nulla a che fare con questi novelli Charles Manson, penso non ci voglia una laurea prima dei 27 anni per capirlo. Ma che Monti creda davvero che una crisi di sistema abbia un unico colpevole o un collegio di colpevoli è davvero assurdo. E se anche fosse rintracciabile questo capro espiatorio ignoto, pensate davvero gliene potrà mai fregare qualcosa? Oppure il suo è un j’accuse scaricabarile verso le precedenti amministrazioni? Nel qual caso mi permetto di rassicurare Monti: chi non ha mai votato (o pensato di votare) Pdl sa benissimo che gran parte della responsabilità grava su quegli incompetenti, assenteisti, arraffoni, lacché che hanno appoggiato Berlusconi e le sue gare di bukkake. Ma il quesito che mi rode come un dente del giudizio incazzoso è: in tempi di vacche grasse il giudizio sul governo Berlusconi sarebbe potuto essere diverso? Per quanto mi riguarda, e per quanto concerne il valore ontologico di quel governo, no. Ma in tempi di prosperità economica di Monti & co. avremmo certamente fatto a meno. E se una crisi di sistema, che investe e demolisce il sistema stesso, non può avere un unico colpevole ma molti alibi, non ritenete che tra i responsabili vadano indicati proprio coloro che si sono fidati del sistema, ovvero gli economisti e i loro giochi di potere? Ma comprendo benissimo Monti e la Fornero che non si stanno sbracciando a caso; non sono idioti, in fin dei conti. A loro interessa che nell’aggravarsi della situazione non finiscano proprio loro nel mirino di una 44 magnum pronta a gambizzarli. E questo fa capire come mai Monti, oggi, abbia detto un sacco di fesserie tipiche del linguaggio politico, salvo poi non commentare i risultati elettorali. Per quello c’ha pensato l’amico Napolitano che è così preoccupato dall’antipolitica (perché un vecchio è difficile sia in grado di guardare oltre ai suoi pochi anni) da non rendersi conto che mentre Monti dice una cosa, lui la contraddice. E che, in ogni caso, il peso gravoso di questa crisi pende dall’asse politico che ha fatto del finto ottimismo un’arma di occultamento della situazione reale. Con questo non voglio difendere, con un elogio funebre, gli imprenditori o i provati cittadini, stritolati dall’austerity. Chissenefrega. In fondo sono imprenditori, colpevoli tanto quanto Monti, la politica, il libero mercato di ciò che ci sta succedendo.  Ciò che trovo beffardo è che trattandosi di suicidio, il gesto, per una volta, vale doppio. C’è da stupirsi? Se voi maneggiaste una pistola carica, non sapendo bene come usarla, dovreste prendervela con voi stessi per esservi sparati sul piede, non con la Beretta o con la sicura.

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