Medjugorje

Perché le ultime ‘apparizioni’ di Dio al grande pubblico avvengono sempre in persone di bassa scolarità o palesemente idiote? Se fossi il Signore del Cielo e della terra, ci penserei un attimo prima di rivelarmi a Paolo Brosio, se non altro per come una testa così vuota potrebbe  interpretare un comando divino:- Vai ed erigi al tuo Iddio la Sua casa sulla Terra -. E Brosio rispose:- Un attimo, O Signore, che finisco l’orgietta-. E fu così che aprì un resort quattro stelle a Medjugorje, per la gloria di Dio e delle Sue tasche. Non concedendo alla sua capa pelata il beneficio del dubbio, bisogna ammettere che molti altri, che non hanno partecipato a ‘Quelli che il calcio’, ci credono veramente in queste cazzate. La fidanzata del fratello di un mio amico, che gode del ‘prestigioso’ status di dottoressa in medicina, quindi non proprio una povera pastorella, è rimasta folgorata dal suo pellegrinaggio scettico. Tanto che ha costretto il povero Pippo, anch’egli medico, a trascorrere le vacanze tra le colline bosniache. Nota toponomastica: Medjugorje significa proprio ‘tra le colline’, quindi il significato è ben più letterale di quanto si possa supporre.

Come è possibile che una ragazza, laureata in medicina, con alle spalle solidi studi dediti alla razionalità e al meccanicismo, sia rimasta abbagliata da superstizioni così aleatorie? Persino la Santa Sede ha ritenuto poco verosimile le vicende metafisiche di Medjugorje per un trentennio, istituendo solo recentemente (2010) una commissione d’inchiesta per la dottrina della Fè. A meno che il maggiordomo del papa non sia riuscito a mettere le mani sui rilevamenti di teologici, storici, esorcisti, la verità verrà a galla quando non sapremo più che farcene. Riflettevo sull’effettiva validità di una commissione d’inchiesta che metta uomini di Fede a valutarne l’autenticità. E’ come se si chiedesse ad un imprenditore di farsi da solo la valutazione delle imposte sul reddito. Se aggiungiamo il fatto che devono accertare con obiettività di una questione a cui, in linea di massima, credono; e che, per far ciò, devono utilizzare parametri di giudizio ben più stringenti perché possano aderire non solo al pensare comune già radicato, ma anche alle rigide norme dogmatiche del cupolone, il compito appare improbo.

Ma la logica dei fedeli, o quella miracolistica se vogliamo, è molto più spensierata. Al posto del farisaico ‘se non vedo, non credo’, capovolgono il senso dell’enunciato tommaseo: ‘anche se non vedo, credo’, affidandosi agli affastellamenti di testimonianze, oculari o meno, documentate o aediche. Ma il propulsore profetico si spegnerebbe con l’eco del tempo se accanto alla testimonianza indiretta non ci fosse il tanto temuto dai razionalisti ‘se vedo, credo’. Una diretta manifestazione miracolistica, quand’anche non istantanea, ha un effetto domino sulla psiche delle persone. Ma in quali persone? Per la fidanzata di Pippo il luogo di nascita potrebbe essere indicativo di un retaggio freudiano. Non tanto per un trauma sessuale infantile, quanto proprio per il paese natale: Claut (PN). Claut è un paese di montagna e, non lo scopro io che non sono antropologo, certe località isolate nascondono eredità folcloristiche di difficile decifrazione. Spesso accostabili al pensiero magico, alla superstizione. Non sono soltanto retaggi storici che si tramandano più per tradizione che per senso, ma sono vere e proprie credenze popolari. L’isolamento, la presenza delle montagne – così vicine a Dio dall’assomigliargli-, la vita difficile, così come le sofferenze, i traumi, le perdite, i funghi allucinogeni, sono tutti fattori concorrenziali affinché la catena del raziocinio venga in qualche punto allentata e vi penetri il desiderio, o il bisogno, d’Irrazionale. Il divino erige il suo castello di ottusità ed intransigenze, sopra un fulcro del tutto inconsistente, ma inamovibile per un credente. Mentre uno scettico sospende il giudizio, un ateo lo nega, un agnostico lo fa fluttuare, il credente è certo di avere un punto fermo. Ed aveva perfettamente ragione Spinoza quando diceva che ogni manifestazione di Dio, attraverso i profeti, è imputabile alla loro fervida immaginazione. Quindi l’ignoranza, la creduloneria, la furbizia sono solo fattori posteriori, al massimo concomitanti e compartecipi, dell’effetto visionario. La sua fondazione è individuabile in un punto più a monte, insito nella mente umana, che è non solo la capacità di immaginare (quindi vedere ciò che si vuol vedere), ma la predisposizione della mente a poter accettare il pensiero magico. Se nel proprio sistema di pensiero si è intimamente scettici sulle possibilità, esse sono già incarnate in un’opzione plausibile. E l’intelligenza, a quel punto, non è più un fattore determinante a screditarla, ma solo un valore aggiunto per difenderla. Quindi accanto ad una ‘chiamata’ del tutto fantasmatica, si può costruire una inespugnabile roccaforte razionale, come fece la patristica in fin dei conti. In ebraico ‘spirito di dio’ è una parola che traslitterata si scrive ruach. Tra i molteplici significati del fonema ‘ruach’ c’è quello di vento, alito, respiro, coraggio, virtù. Peggio del ‘get’ inglese. Quello che più mi ha colpito, tuttavia, è che lo spirito viene associato all’idea di vento. Non solo in quanto spira da e verso l’ignoto, quanto perché ‘fuoriesce’ in modi sconosciuti. Quello che mi preme sottolineare è che se anche nel nostro sistema, coerentemente depressurizzato, si forma una breccia, il vento riuscirà ad infilarsi riempiendo quel niente di qualcosa, qualcosa che credevamo intimamente inconoscibile, al di là delle nostre possibilità di comprensione e che, tuttavia, ci pervade.
Ma ancora meglio: nelle grotte, dove l’umanità si rifugiava prima dell’avvento della società civile (o quasi), il vento spira dal cuore della montagna per vie apparentemente inaccessibili. E se le molte teorie di una panreligione, come quelle di un unico ceppo linguistico, dalla quale tutte derivano è plausibile, queste manifestazioni che per gli antichi erano inspiegabili, in noi si realizzano in moti più complessi. Perché ora possiamo spiegare il motivo per il quale non viviamo più nelle grotte e, soprattutto, che l’aria che sfugge dagli sfiatatoi della terra, è generata dalla pressione dell’acqua negli stretti meandri che nelle ere geologiche si è scavata, tuttavia conserviamo l’immagine mentale e culturale di spirito = vento.

Il miracolo è diverso. Ha una base ben più solida, viene documentato e testimoniato. E’ visibile, è tangibile, sfida la razionalità sul proprio terreno. Ed è per me complesso affrontarne il giudizio senza scadere nel complottismo e nell’affarismo che sono tratti comuni anche della Chiesa. Amici direbbero: – Chissà cosa c’è nell’acqua?-. In ogni caso spiegherebbe le visioni, non i miracoli. Però la spiegazione dell’acqua mi piace. Non solo perché letteratura e scienze naturali siano affascinate, e ne hanno ben donde, di certe qualità dell’acqua, quanto perché non tutta l’acqua del mondo è uguale. Chi ha bevuto la Ferrarelle ne sa qualcosa. E’ risaputo da millenni che a Timau (UD) esistono sorgenti di acqua purissima che hanno qualità rigenerative per il corpo umano. Le stesse acque sulfuree di alcune stazioni termali, hanno caratteristiche in grado di migliorare empiricamente lo stato di salute d’un individuo. Ci sono, nel mondo, anche in Austria perdio, ‘sorgenti di acqua di luce’ che, si tramanda, abbiano qualità magiche. In realtà, facendo parte della natura, e provenendo dalle viscere della terra a contatto con chissà quali minerali, contraggono caratteristiche peculiari. Ora non posso dire se tra le colline bosniache ci sia una qualche sorgente particolare, ma è molto probabile che le numerose testimonianze miracolistiche siano frutto di concomitanze di fattori: caso, iperboli narrative, presenza di composti chimici particolari, fede. Tutti soggetti sospetti, in ogni caso, di avvallare teorie alle quali credono fermamente e che avevano solo bisogno di un ‘aiutino’ per manifestarsi. Agli storpi che si rialzano di scatto, bagnati alla fonte della ‘Regina della Pace’, non credo. In quel caso non varrebbe nemmeno l’ennesimo rovesciamento: anche se vedo, non credo. Non può essere e basta. O siete in malafede o siete dei furbetti.

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