Miscellanea Olimpica

E’ un po’ che non scrivo perché alla mia tastiera è venuta la erre moscia e l’ho portata dal logopedista e sessuologo di Mariah Carey, quello che ha riportato in vita il carlino della pop star, dopo che era stato trovato morto di overdose nella sua camera d’albergo. Cos’è successo in questo lungo hiatus? Che la telecom italia ha definitivamente rinunciato ad investire sulla fibre ottiche e ha puntato forte sul muesli; che se facebook ti ha sempre fatto cagare, almeno non rischi la stitichezza. E poco altro.

Sono stato una settimana o giù di lì a Mallorca e ho capito che da grande non voglio fare l’inglese. Gli inglesi all’estero smettono di essere un popolo per diventare delle damigiane a cielo aperto di intrugli alcoolici racchiusi da pelle diafana. Se li guardi in controluce leggi persino la scadenza. Un giorno incontro uno scozzese sbronzo, alle 9.30 del mattino, sul lungomare di Magaluf che mi chiede cosa sia quella palla luminescente nel cielo. Il sole, gli rispondo. Lui mi dice che ne aveva sentito parlare, ma che per lui era la prima volta. Ci siamo lasciati il numero e due giorni dopo mi ha scritto dal centro grandi ustioni dell’isola se potevo cortesemente andare ad ucciderlo. Anche perché gli anglosassoni hanno due tonalità cutanee: bianco palladio (normale) e terra di siena di marte (abbronzato). Sul bagnasciuga di Es Trenc ho trovato spiaggiato un cetaceo di Watford in stato di seminconscienza. Mi ha detto di aver preso il sole sopra un materassino per venti minuti al massimo e che poi si è svegliato lì, senza un remo. Era così grasso che da lontano sembrava un’eclissi di lardo. Lo strato adiposo era color aragosta, come il dottor Zoiberg; ma sotto le maniglie dell’amore era ancora color Casper. Lo abbiamo issato in trenta di noi e l’abbiamo gettato nell’umido o nelle saline, non ricordo. Una sera, a cena, in una stradina interna della capitale Palma, ho visto un gallese ordinarsi una margherita e condirla con gli strati pelle che gli venivano via dalla schiena. Meglio del cotto di Parma, pensai. Inglesi a parte e crucchi a parte, che bevono quanto gli inglesi ma gli prende la saudade per le meravigliose spiagge di Rostock ed iniziano ad intonare canti nostalgici inneggianti il Reich e l’Oktoberfest, ho finalmente realizzato che le isole non fanno per me. Le isole ti isolano. Preferisco stare in posti dove, facendo un centinaio di km in linea retta, non rischi di cadere da una scogliera.

Ho seguito un po’ le olimpiadi. Che sono il più grande evento sportivo dopo la partitella del venerdì. Pochi di voi sapranno che all’indomani dei mondiali di nuoto, quando la Pellegrini ha mollato Marin con una scenata in mondovisione per mettersi con un tronista di U&D, io feci la seguente previsione (ci sono li testimoni): Federica Pellegrini alle olimpiadi di Londra 2012 vincerà: un cazzo di niente. Non che ci volesse la palla di vetro, eh. Le avvisaglie erano scoraggianti già dalla terribonda pubblicità dell’enel in cui, con una spigliato e appena accennato accento trevigiano la Pellegrini chiedeva ad un malato terminale dove fosse il suo allenatore. E l’altro, punto nel vivo della sua condizione metastatica, gli rispondeva in malo modo che era morto. Povero Castagnetti che se rivolta nella tomba per il caldo.

Guardare per credere.

Se penso a ‘sta stronza del cloro che c’ha rotto il cazzo con il suo Filippo Magnini della ceppa per un anno intero, per poi andare a fare figure demmerda Oltremanica mi viene la bestemmia facile. Ma vattene a fanculo a nuoto all’isola dei fumosi e non ci scartavetrare il cuoio scrotale con le tue fantastorie d’amore, che non ce ne frega un cazzo. Sei famosa perché eri la più forte, perché hai vinto. Di vederti in abito da sera, con quelle spalle che sembri la Costa Concordia inclinata, in prima serata non fotte a nessuno. Sei lì dove sei perché puzzi di cloro, maledetta te e tutti quelli della provincia di Treviso.
E la rabbia non si stinge pensando alla povera Tania Cagnotto. Nemmeno alla quarta olimpiade la sfiga non l’abbandona. Qualcuno deve aver fatto una fattura all’introversa e bravissima atleta trentina. Potrebbe scrivere un pamfletto su come sapere perdere, mantenendo voglia e determinazione, senza farsi sviare dalle sirene della notorietà che tutto inghiotte, come quando ti lanci dal tuo amato\odiato trampolino. Forza Tania! Ti vogliamo bene.
Per il resto cosa dire: siamo sempre meno forti negli sport di squadra. E anche se il fioretto ci riserva sempre grandi soddisfazioni, ormai eccelliamo soltanto in quegli sport-non sport dove non conta molto la prestanza fisica. Eccetto Molmenti, che è anche corregionale e che ha un braccio grosso quanto il mio uccello. La finale di tiro con l’arco contro gli statunitensi palestratissimi, mentre noi italiani sembravamo appena usciti dalla trattoria di Tor Pignattara è stato uno spot meraviglioso. Basta con l’ipermuscolarismo. Vogliamo il cazzo duro.

Best regards

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