M5S

Scusate se rompo il cazzo così presto. Pareva ieri che vi insegnavo come trafugare gioielli e rivenderli sul mercato nero, che già oggi  mi occupo di cosa pubblica.

Vorrei capire con voi cosa sta succedendo al movimento 5 stelle.

Gli antefatti sono noti: dalla creazione dei meet up, alla formazione embrionale del movimento come (anti)partito, sino al tripudio elettorale nelle ultime tornate amministrative ed i proclama di rito per le prossime politiche. Molto è fermentato all’ombra dei V-days, di Beppegrillo.it e dei primi successi sul campo tanto da infiammare la calda primavera politica. Ma come spesso accade è arrivata la torrida e placida estate italiana. Cos’è successo nel frattempo al perfetto meccanismo di partecipazione popolare il cui marchio è il faccione barbuto del comico genovese?

Ci sono tre punti di vista per analizzare la questione: uno teorico, un altro pratico ed infine, quello più oscuro , un point of view mass-mediatico.

L’ideologo nell’ombra non c’è, in questo caso. Non possiamo chiedere ad un comico di essere un finissimo stratega politico, né questa pretesa può venirci smerciata impunemente dalla stampa. Le idee politiche che sottendono il M5S sono semplici come la mente che le ha partorite, ma intercettano un bisogno di pancia dell’italiano: piove, governo ladro. Attenzione all’ecologia e alle forme rinnovabili di sostentamento energetico, non chiedendosi mai chi dovrebbe pagare le spese di questa svolta verde, visto che i soldi non ci sono. Se si entra più nel dettaglio e nel linguaggio vernacolare tipico del comico: devono morire tutti. Due mandati e a casa. Nessun pregiudicato per un parlamento pulito. A cui si sono poi aggiunti gli anatemi contro i tecnici. Il cui giudizio, mi permetto, è stato troppo tempestivo. In fin dei conti Grillo ripete questa tiritera da vent’anni, non è una news dell’ultima ora. Come non è una novità ripeterci che fino a qualche anno or sono lui li sfasciava sul palco i personal computer, non ci creava un movimento politico. La capacità di reinventarsi, a volte, passa radente l’ipocrisia. Grillo non è un genio. E’ un attore, un interprete di valore. Un manipolo di bravi e capaci autori gli ha scritto sceneggiature che poi lui liberamente sceneggia, senza curarsi troppo della forma. Sicché è proprio in questa rivoluzione estetica dell’italiano medio che andrebbe ricercata la chiave di volta del successo grilliano. Ciò che è realmente cambiato, rispetto a 10 o 20 anni fa è che ci sono molti più italiani medi di quanto pensassimo. Che si trovano, loro malgrado, in una situazione comune con il cappio sempre più stretto attorno alla gola. L’Italia è un paese ricco che sta diventando povero. Non si muore di fame, si muore di cinismo. E Grillo è un cinico, poco da fare. Certo suo buonismo\giustizialismo (faccio contenti tutti i bipartisan) è di facciata, è paternalistico, è figlio anche di una certa ignoranza. Immagino che l’allegoria del popolo bue vi sia sufficientemente lapalissiana; ma il problema del nostro popolo bue non è solo quello di seguire a mandria un leader fantoccio che potrebbe essere il nostro vicino di casa o Fabrizio Corona (com’era sino a poco tempo fa). Il nostro vero fardello è che rimanendo tutti ammassati in questa estenuante transumanza, ci siamo involgariti ed imbastarditi l’un l’altro. E’ questo il prezzo della frantumazione delle fasce sociali. Ed è anche il prezzo reale, al netto di tutto il lordume, della tv spazzatura a cui avete spalancato la porta (ah-em e il governo, ricordo). Siete diventati le macchiette di cui vi burlavate guardando il drive-in. Bene, ora che ci sentiamo tutti più stronzi e pronti a mandarci affanculo, c’è qualcuno che vi ricorda che lui sta mandando affanculo tutti da così tanto tempo che magari possiamo a mandarli affanculo insieme. C’è un tizio che dice quello che vorreste dire, esattamente come lo vorreste dire. Perché siete stufi, stanchi e anche presi per il culo. Signori e signore, qui non posso vederci nulla di occulto e sospetto. Che la Casalecchio & Co. controlli un personaggio come Beppe Grillo mi pare insensato. Che finalmente un azzeccagarbugli dello show-politics abbia intercettato la frustrazione nell’imbarbarimento generale, non lo trovo assurdo. Trovo più assurdo sostenere che sia una manovra stesa a tavolino. Volete una prova ulteriore? L’eminenza grigia dietro il brand del movimento ha voluto dare un’impronta antipolitica. Nessuna connotazione che possa essere ricondotta ad alcuna affiliazione; loro si situano oltre i partiti, anzi, non chiamatelo nemmeno partito, non vogliamo i vostri soldi. Ecco perché un nome così anonimo e rassicurante, che punta direttamente al welfare. Kant non potrebbe essere contento più di così. Ma questo è accaduto dopo. Dopo che le riunioni spontanee di fedeli di Grillo decidessero di mettersi in gioco e cambiare le cose. E’ da quel momento che la Casalecchio diventa parte attiva di un macchinario politico le cui azioni, tutte le azioni, innescano un domino di reazioni e reagenti a cui bisogna essere preparati. La cosiddetta rivoluzione democratica, che parte dal basso, non c’è stata. E’ stato o un errore di linguaggio oppure un assurdo teoretico.

Ma qui si innesta la questione pratica del M5S. Come far credere alle persone che non solo saranno loro, attraverso un semplice curriculum, partecipanti al concorso della cosa pubblica, ma che grazie a questo gesto saranno loro a mandare la vecchia politica in soffitta a calcinculo? Semplice, usare la parola più gettonata del millennio in una connotazione più pura: la vera democrazia. Grillo non è un leader politico, non farà il premier. Grillo è un capopopolo. Per quanto le cose possano precipitare non me lo vedo sciogliere le camere. Non so quanti siano gli ideologi viventi, quelli che valgono intendo, che ritengano la democrazia la miglior forma di governo possibile; ma sono convinto che Grillo abbia sottovalutato questo aspetto nell’applicazione della sua ideologia post-politica. La democrazia ha comunque bisogno di una persona in grado di decidere, di assumersi responsabilità, di convincere e di strutturare. Queste cose non sono per tutti. In più la politica democratica, come forma collegiale di legislazione, ha mostrato le sue lacune. La vecchia politica non è un problema, il vero dramma è l’assenza di politica. Non è un problema di uomini politici immeritevoli (ma anche sì), la vera piaga sono le barricate politiche fondate non tanto sulla propria appartenenza, ma sulla reciproca antipatia. E’ questo l’aspetto più aberrante del parlamento italiano: da quando Berlusconi ha infettato il parlamento con dosi massicce di botulino, tutto è diventato corrida. Sentirli nei loro dibattiti accanirsi, strepitare e ciarlare è come guardare una puntata di Uomini&Donne, in cui gente a caso s’insulta gratuitamente per avanspettacolo. Il dubbio permane: come potrebbero delle figure incontaminate del fronte dell’uomo qualunque rimanere impassibili a questo teatrino? Che antidoto propongono Grillo e\o la Casaleggio contro codesto modo di pensare politica ormai consolidato? Cos’è non si esporranno alle interviste della tv perché il ministro M5S non ci può apparire per ordini dall’alto? E anche il ‘mandiamoli tutti a casa’ mi sembra alquanto irrealistico alla prima tornata elettorale a livello nazionale. Questi sono i temi caldi di cui dovrebbero rendere conto le eminenze grige del Movimento. Non di certo sulle illazioni di tal Favia che, poveretto lui, s’è ritrovato ingenuamente in uno stratagemma machiavellico. E’ la stessa critica che muoverei nei confronti di Pizzarotti, sindaco di Parma. Vorrei sapere se ha completato la lista degli assessori e della giunta. No perché se i tempi della democrazia partecipativa sono questi, facciamo tempo a morire prima di vedere un 5 stelle all’opera. La democrazia nel M5S è una chimera. Serve un leader che indirizzi una marmaglia ideologicamente eterogenea e probabilmente non incline ad avere a che fare con i media, né con la leadership. La democrazia, come i membri che compongono il M5S, sono un po’ à la carte. La politica è un mestiere vecchio come il mondo, che richiede certe doti, non basta essere solo eticamente ineccepibili per amministrare. Grillo fa e non fa, dice e non dice. Ostracizza, inveisce e parla di complotto.

E’ un complotto?

L’idea che una regia occulta stia muovendo le marionette inadeguate del M5S è forte. Questa regia occulta potrebbe essere benissimo la Casalecchio. Solo che non la trovo una regia occulta. Bensì centro nevralgico di una macchina politica in cui sono stati sottovalutati errori primigeni di progettazione. Ed ora si sta tentando, per mantenere una parvenza di stabilità, di ridirigere dall’alto le operazioni. Per una volta concordo con Bersani, che da verace emiliano, si accorge dei metodi ‘fascisti’ utilizzati da Grillo solo nelle aggressioni verbali. Come al solito la politica si arrende un po’ prima. I toni e le azioni di correzione e punizione inferti alla sua stessa creatura sono intollerabili. Ed hanno incrinato nel concetto il suo Movimento. Stabilità è un termine politico ed i metodi della Casaleggio-Grillo sono stati prettamente politici, anche se non nei toni, ovviamente. Affermare che anche all’interno del M5S ci siano degli ‘Scilipoti’ è vanificare quanto s’è cercato di far credere finora; e cioè che la politica pulita è una politica di garanzia. Agitarsi e arrivare a pronunciare la parola ‘congresso’ è indice di essere parte del meccanismo ben oltre quanto si possa ammettere. Penso che per Grillo sia la sconfitta più grande. Ma ormai che siamo in ballo, balliamo. Se la cupa immagine che i mass media bipartisan riversano oggi sul M5S è, come pare a me, un tentativo organizzato di destabilizzare il destabilizzatore, ci stanno riuscendo alla grande. ‘La Repubblica’ si è già schierata per un Monti-bis e premerà affinché avvenga una concertazione con il Pd. A destra ancora non sanno che pesci pigliare, certo è che non lascerebbero mai il Paese a Grillo. La P3 (o a quanto sia arrivati) dell’informazione ha ormai schierato le cannoniere contro il naufrago anarchico genovese. A questo punto converrebbe una virata decisa: ammainare la bandiera della democrazia. La democrazia non funziona, nemmeno se la reinventi di sana pianta. Magari la regia occulta non è male, chi lo sa. Consiglierei alla Casaleggio di mettersi in prima fila, mostrare le mani e dimostrare che non c’è nulla di così occulto da temere. Altrimenti ad uno vengono i dubbi.

Come ultima considerazione aggiungo che a Grillo è successo qualcosa. Nello sguardo. Non è più lo sguardo di una volta. Forse era ed è stanco per l’assiduo lavoro che richiede fomentare una campagna politica senza mezzi d’informazione. e’ lo stesso sguardo che noto nelle donne incinte. Come se fossero state violate per sempre, indefinibilmente, senza ritorno. Come se la sua prostituzione per un’ideale irrealizzabile gli fosse rimasta in volto come una sconfitta. Non so. E’ una cosa soggettiva ovviamente, ma non gli credo più come una volta. Lo trovo forzato, ripetitivo, scadente. Trovo che quello sguardo non sia più puro. Forse si è reso conto che dalla teoria non si può più passare alla pratica.

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