Memorandum II

Mi chiedo se le cose che avevano più senso e più valore, siano quelle di cui ora mi vergogno: l’amicizia disinteressata e sodale, la ribellione nella forma dell’anti-italiano o dell’anti-cittadino, le cose non dette per paura che risultino ridicole. E mi chiedo se le cose di cui mi vergogno, per età e per la conseguente fascia sociale nella quale dovrei rispecchiarmi, alla fin fine non siano ciò che mi porto dietro e ciò per cui vado avanti.
Attenermi a delle regole formali di comportamento è ciò che trovo davvero ridicolo e per mascherare questa mia mala-educazione mi nascondo dietro il velo del cinismo, del fascistissimo ‘me ne frego’. No, io non me ne frego. Tutto mi attraversa e tutto lascia un segno, un’immagine di sé, un baffo di fuliggine. Che l’unica cosa che abbia mai imparato dal mondo adulto sia lasciar fluire il tempo e le emozioni, non cambia questa sensazione, questa adolescenza perenne. Se crescere significa rinunciare alla rabbia, preferisco, di gran lunga, esser ritenuto immaturo.

 

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