Memorandum III

Anche se la storia non ripetesse se stessa, è innegabile che essa tenda a seguire dei percorsi similari. Rassomiglia a se stessa: cambiano gli interpreti, cambiano i contesti socio-politico-culturali, ma i ruoli rimangono invariati e anche i risultati. Se così fosse, dunque, quella che stiamo vivendo è una fase disgregativa simile alla caduta dell’impero romano. E’ l’inizio di quella che a posteriori definiremo una nuova media aetas. Un tempo di imbarbarimento culturale: il linguaggio che tende a semplificarsi, a mutare, a sciogliersi in uno miscuglio transnazionale. (Mi riferisco all’occidente allargato, sia chiaro. Ho ancora difficoltà ad inserire in questo contesto Africa ed Oriente). Le lingue che più di altre svolgono una funzione egemone sono l’Inglese e lo Spagnolo. Le infiltrazioni ormai sono radicate e sono elemento base per almeno due grandi categorie sociali ed universali rappresentate: l’economia e la tecnologia. Non è un caso che queste macro-categorie si siano rinnovate nel linguaggio tecnico, poiché svolgono il ruolo che nel primo Medio Evo fu della Chiesa: strategico anche se non unificante a livello politico. Sacra Romana Ecclesia si è sempre preoccupata di riunire sotto il vessillo crociato di Cristo tutte le genti, senza una identità nazionale, europea o globale. Ma il fallimento della scienza e, conseguentemente, dell’economia come scienza ci ha messo tutti di fronte alla certezza che questa oligarchia è temporanea. Che il suo regno è di cartapesta. Che la rassicurante fede nella scienza è mancanza di alternativa. Che ci metteremo molto meno di 1500 anni a liberarci dei falsi dei.
Di grandi non ne nascono molti in questo periodo. Anche perché la definizione di ‘grande uomo’ è mutata rispetto a ciò che era e ciò che io intendo. Se la grandezza si deve sottomettere alla regola scientifica o alla scaltrezza economica, allora questi talenti sono dispersi per sempre, diluiti nella mediocrità che il contesto offre. Nel Medio Evo di grandi ne sono nati, ma quasi tutti li abbiamo apprezzati dopo. Non so se apprezzeremo i vari Steve Jobs tra qualche evo, nonostante le riscoperte e le rivalutazioni siano all’ordine del giorno, e nonostante la contemporanea beatificazione. Steve Jobs, per quanto ne sapete voi, ha semplicemente pensato che gli interni della nave spaziale Discovery One su ‘2001 Odissea nello spazio’ fossero fighi e minimali e, che fosse ora di trasformare il futuro in presente. Gli switcher mac avranno da obiettare, ma nonostante le tastiere retroilluminate, le batterie del macbook continuano ad avere la tendenza a scaricarsi. Forse perché ho sempre pensato che la vera rivoluzione fosse nell’hardware, al cuore del problema.

Sulla nostra penisola grava una dittatura tecnico-economica. Non rabbrividite! Dittatura a noi ricorda cosa brutte, ma non è necessariamente un male. Dovrei andare a riprendermi ‘Il Principe’ passo-passo per confrontare quali siano le assonanze e quali invece le imposture, ma sono quasi certo che ad un dopo-Berlusconi, che per noi è stato peggio della guerra, dovesse necessariamente seguire un periodo del genere. Non durerà a lungo, ma ha avuto politicamente il pregio di smantellare in modo inconsapevole la destra berlusconiana, di modo che il futuro possa essere meno incerto. Il lavoro non è stato difficile: è bastato dimostrare in poco tempo quanta incompetenza ed ignoranza ci perseguitava. Il punto è che il governo Monti non ci guiderà fuori dal Nuovo Medio Evo. La sua modestia dal punto di vista politico, la sua poca lungimiranza nel trattare dei problemi strutturali e il suo agnostico cinismo nel moderare il dibattito civile, è solo specchio dei tempi. Le materie scientifiche non sono cultura, sono doping per il sistema. I nuovi geni dell’umanità sono gente in camice bianco che non può intervenire in alcun modo sulla progressione, sull’avanzamento dell’umanità. Sono al servizio del mezzo, non dello scopo. E il mezzo, in questo caso, non è l’hardware.

Ci vuole un nome nuovo però, per identificare questa fase in cui, tutti sciameremo nella stupidità amniotica. Il meglio che mi viene in mente è Medietà. E prima del revivalismo, mi rattrista un po’ farne parte.

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