Tratto da una storia vera

decido che è il momento di mettere il mento fuori di casa per la prima volta oggi. Ore 21.02. Un pacchetto di cicche da dieci, di camel blue, dopo che non fumo da sei ore e studio da quattro val bene l’uscita mattiniera. guardo il portafoglio mentre lui sta fissando me con sguardo perplesso. apro il portamonete che perde da un lato: 70 centesimi di euro e talleri. scendo furtivamente in soggiorno verso le giacche dei miei genitori facendo attenzione a mettere i piedi sui tasselli saldi del parquet. penetro nella tasca interna della giacca a vento di mio padre e sfilo il portamonete intarsiato di zanne d’elefante: 3 euro e ramaglie varie. basteranno. esco dalla porta-finestra sul retro e rubo la mia auto. direzione dignano (ud), unica tabaccheria automatica della regione a possedere l’opzione camel blue da dieci: una questione d’onestà da premiare. arrivo innanzi al distributore automatico che due ceffi si stanno prendendo le paglie. bene, funziona. mentre rimestano sul fondo del barile in cerca del resto mi accorgo che uno dei due è uguale a shel shapiro; con la mia vista rx torace non riesco a distinguere se stia messa peggio la sua cirrosi o la metastasi ai polmoni. pioviggina lava ghiacciata da plutone. infilo la tessera sanitaria magnetica nell’apposita bocca della verità anti-minorenne; la tessera sanitaria è quella trovata dello Stato per umiliare i tabagisti, mi dico: tessera non letta. fanculo. riprovo. tessera ok. chissà perché la seconda volta è sempre decisiva. dubbi tecnologici mi assalgono: devo inserire il denaro dopo aver estratto la tessera? devo estrarre la tessera mentre inserisco il denaro? devo inserire il denaro lasciando la tessera come sta? il display mi ignora impietosamente. estraggo la tessera ed inizio ad inserire il denaro. cadono nel vano raccoglitore con un suono ottuso. damn. riprovo. cazzo. il display occhieggia spazientito. ritento. è già diventata una questione personale uomo vs macchina idiota. niente da fare. arriva in picchiata una fiat bravo bianca che mi parcheggia su un piede. esce un tamarro con un orecchino piumato d’indiano d’america. mi fa un cenno col mento senza dire niente. – non funziona, prova tu-. il tamarro estrae la sua tessera sanitaria in finto oro, la inserisce. il display si spegne. -l’hai rotta?-, mi fa. e se ne va sputando per terra. ma che diavolo di gente gira a dignano? torno verso casa imprecando alla madonna e suo figlio proprio mentre sfreccio sotto al murales: se non sei felice, prova a farti amare da gesù. io provo a farmi amare, ma lui non vuole che io fumi. ah, è così gesù? pensi di essere più furbo? altro distributore di cicche: andrò contro i miei principi e comprerò un pacchetto da venti. così, per strafottenza. ma prima devo risolvere il problema di trovare altri 90 cents che mancano all’appello. nel portaoggetti della macchina ce ne sono quaranta. sotto il tappettino con la scritta honda altri 20. scucio le tasche della giacca e ne estraggo altri venti. scuoio un suino che passava sulle strisce ma non ne trovo all’interno. mancano dieci centesimi per arrivare alla somma di 4 euro e 60 richiesti. 4 euro e sessanta a pacchetto? ma in che diavolo di mondo viviamo? non dovrò mica accontentarmi delle winston blue solo perché il governo ha deciso di tassare un vizio oltre ragione? vedo che il distributore prende anche le monete da cinque cents. rientro in macchina ed estraggo due monete da 5 cents da dietro le orecchie. trionfante mi dirigo verso il distributore: tessera > 2 euro > 1 euro > 50 cent > 20 + 20 = 40 cents > altri 20 > 4 monete da 10 cents come piovesse > 1 da 5 cents…manca l’ultima. la inserisco che già sento il tabacco nebbioso che si inarca negli alveoli polmonari. cade nel vano metallico. no. riprovo. niente. la strofino. peggio. la strofino dall’altro lato. ora è uno yen. mi fiondo in auto alla ricerca di una qualsiasi moneta con qualsiasi valore. o di un kalashnikov. alla periferia del mio sguardo, sotto il sedile, vedo baluginare qualcosa. o sono soldi o sono le fauci di una pantegana. infilo la mano e riemergo con venti cents e la leptospirosi. un sorriso sadico mi si allarga in volto. torno al distributore tronfio di gloria imperitura. sto per infilare la moneta mentre il display mi sfancula occhieggiando a 4,55 cents. ho la mano alta sulla feritoia e da lontano sembro un atleta con la fiaccola olimpica. proprio mentre inserisco i soldi, gli ultimi che ho, quelli mancanti, un suono sordo che non promette buone novelle mi distrae. bip-bip-bip. clunch. scaduto il tempo. schiaccio il bottone camel blue all’impazzata. nulla. mi ha fottuto i soldi. da un taglio di culo orizzontale esce un foglio di carta: il tuo credito alla tabaccheria è di: 4 euro e 55 centesimi. recati alla tabaccheria con il presente scontrino negli orari di apertura. ma porca puttana. e adesso? se mollo oltre a non fumare offro la vittoria alle forze del male. unica opzione: prelevamento al bancomat. evitare di prelevare è stato uno dei motivi per i quali ho rubato i soldi ai miei. pazienza. è andata così. l’incoerenza val bene questa serie inenarrabile di sfighe. il minimo di prelevamento sono venti euro che, giocoforza, mi escono dal bancomat intieri e candidi, così da non poterli imbucare nei distributori automatici, in quanto il resto massimo è qualcosa come tre euro. ore 21.34: forse qualche bar che vende anche tabacchi è ancora aperto. schizzo da ivana, al ponte roitero (pn), dove tutto è dominato dalle tonalità del marrone e del verde. ivana, simpatica come un tronco di calcolo renale, sta contando mazzette da un milione di euro dietro il bancone. arrivo fradicio e trafelato: un pacchetto da dieci di camel blue, per favore. ce l’ho solo da venti, mi replica senza guardarmi. diavolo, ma cosa diceva il mio oroscopo oggi? se avessi preso un pacchetto da venti, mi sarei ritrovato domani con due pacchetti da venti, ma soprattutto con la netta sensazione di essere stato incoerente. sono uscito apposta con tre euro per comprare un pacchetto da dieci, sono andato fino a dignano (ud) per un fottuto pacchetto da dieci. avrei dovuto darla vinta a questa vecchia baldracca? no, allora niente, faccio. potrebbe gentilmente cambiarmi questi venti euro? un sopracciglio si alza verso di me e mi schiaffeggia moralmente: non ci penso nemmeno, la cassa è chiusa. se la cassa è chiusa come avrebbe fatto a battermi lo scontrino per il pacchetto da venti? l’altro sopracciglio si unisce al primo ed esclama: non l’avrei battuto, genio. pensi davvero che uno possa fare i soldi se batte gli scontrini? cristallino. esco imprecando alla madonna gerontocrate, cercando di farmi venire un’idea: il barone rosso (pn). sì, è ancora aperto a quest’ora. entro al barone e non c’è nessuno. nessuno ai tavoli, nessuno al bancone, nessuno fuori. ehilà? guardo alla pila dei tabacchi e un moto di rabbia steroidea mi investe come lo spostamento d’aria dovuto al passaggio di tir a 16 ruote: non vedo pacchetti blu. una voce da un mausoleo sotterraneo mi dice che sta arrivando subito, ma io sono già fuori dal locale. sequals (pn). a sequals c’è un bar che vende anche tabacchi. ultima occasione. rompo il parabrezza dell’auto per godermi 8 km di nevischio in faccia. arrivo a sequals, entro nel bar e compro le camel blue da dieci. a volte le cose sono così semplici. sulla strada del ritorno mi fumo la beneamata sizza che sa di vittoria e morte. guardo l’ora: 22.03.

la morale è: la coerenza è quella cosa che per esserne coerenti compi un sacco di incoerenze minori e ci spendi anche dei soldi sopra.

l’oroscopo del giorno: non te va bene una oggi. anche dovessi uscire per comprare delle sigarette, evita. Oppure vai a sequals. poi dicono che gli oroscopi non c’azzeccano.

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Un pensiero su “Tratto da una storia vera

  1. Vacile. Ti offrono anche il dolcetto se ti fermi un po’. Tutto il pezzo, ma soprattutto questo:”ma cosa diceva il mio oroscopo oggi? se avessi preso un pacchetto da venti, mi sarei ritrovato domani con due pacchetti da venti”SBAC-ca-na-re.

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