Aforismi Filosofici IV

La stagione dell’oblio ci fa parlare di un mitico passato come se quella vita fosse un rimpianto terzo. Si riferisce ai mesi che paiono anni nel farraginoso tempo dilatato di chi può viverlo il tempo. Ogni cambio d’immagine è un cambio di era. Così le tappe della vita vengono decostruite dall’incombenza sociale per essere ricostruite sull’immagine dell’Io. Questo perché le relazioni sono come gli spot promozionali: promettono un qualcosa e nel farlo lo universalizzano. In realtà ogni nuova relazione e ogni nuova promessa di legame è solo la scoperta di quanto ogni nuova menzogna sembri più veritiera della menzogna che la precedeva. E così scorriamo l’elenco di persone scomparse come se fossero necrologi su vite precedenti, come non ci fossimo mai appartenuti. Il misto di nostalgia e disprezzo scade già nella retorica dell’orgoglio e ci rende incredibile aver mai provato un sentimento (di qualsiasi natura) per quelle fotoistantanee su facebook che non significano nulla. E’ il prezzo da pagare per la pervasività tecnologica che ci rende vitrei spettatori di una casualità alla quale, giocoforza, ci affezioniamo. Abbiamo foto di momenti di cui non ci interessa nulla, che non rappresentano alcuna fermata psicologica o sociale che ci riguardi. E questo è il ricordo che abbiamo di noi stessi: polaroid con lo sfondo anni ’80.

Non potremo mai essere così irresponsabili da ritenere che tutte (o quasi tutte) le persone che conosciamo in profondità, alle quali ci siamo affezionati, con le quali abbiamo condiviso il molto o il poco che sia, siano persone a caso. Il filtro che trasla l’altro in noi è la percezione di noi stessi riflessa nella plasticità dell’altro che ci osserva e giudica. Tanto più uno è spregiudicato tanto più saprà adattarsi ai diversi tipi di giudizio che ci attende là fuori. Ma le persone con cui decidiamo di condividere di più si sintonizzano e sopportano l’alterità? Ci trattiamo in maniera asettica e pretendiamo una tridimensionalità? Purtroppo il cuore dell’irresponsabilità palpita sopra un organismo meccanico nutrito di opportuni strumenti di valorizzazione: la funzionalità dell’individuo è un mezzo spettacolare che trascende il valore di un essere declinandolo in una opportunità o, nel migliore dei casi, in una comodità.

Sono cose che credo di aver già detto ma la condanna dovrebbe essere più forte. Perché è vero che siamo tutti persone euristicamente congiunte l’una all’altra, ed è anche vero che non dobbiamo piacerci per forza, ma che almeno ci sia la voglia di stare tra persone con cui si può essere totalmente sinceri, per dio. Che poi si illudano pure se ne hanno voglia; quelli sono problemi loro. Io riconosco di essere stato un terribile guastatore nella mia vita ma almeno qualcuno che abbia le palle ( o sia in grado) di dirlo. E non ex post che è troppo facile.

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