M5s e l’ostracismo

Nel MoVimento 5 stelle non c’è spazio per la moderazione. L’odierna espulsione del cittadino Mastrangeli, votata dagli aventi diritto con percentuali piuttosto significative ( 88, 8% si, 11,2% no), denuda la struttura teoretica architettata da Casaleggio. Se l’espulsione di Salsi e Favia poteva essere derubricata ad epurazione etica, l’ostracismo pubblico di cui è vittima stavolta un deputato ha ben più ampia eco. Trattandosi di un MoVimento popolare scansa a priori l’appartenenza politica, scioglie e diluisce i legami con destra e sinistra, rimane apparentemente in una zona grigia di consensi che raccoglie gli estremi congiungenti lungo il circolo viziato e volubile dell’elettorato. Non solo ingloba consensi traversali ma cambia di segno tali specificazioni. Da questo punto di vista è un’ardita avanguardia politico-ideologica perché non punta al presente (altrimenti un accordo con il PD si sarebbe trovato), bensì parla alla pancia di quella fascia d’Italiani che, in questo momento, è più vessata dalla crisi occupazionale. Così facendo sottrae la linfa vitale – sia in termini di elettorato che di forza propagandistica -, ai grandi costrutti ideologici che rappresentano la destra e la sinistra giovanile. Casaleggio ha ben intuito che non è stata tanto la presunta collusione parlamentare tra destra e sinistra ad aver governato il Paese negli ultimi vent’anni, quanto la loro capacità di spezzare ideologicamente il loro elettorato, proponendo modelli morali che stilizzavano e caratterizzavano l’uomo (o il giovane) di sinistra da quello di destra. Debord la descriverebbe come ‘la politica nell’età dello spettacolare integrato’. Per cui qualcuno, per definirsi di sinistra, deve accettare l’integrazione razziale o desiderare ( per sé? mah) le nozze gay; mentre uno di destra idolatrerà il libero mercato e farà gli apericena. Le intime convinzioni personali non sono contemplate in una nazione divisa dal bipolarismo. Ed è evidente che certe voci fuori tono – soprattutto cantori svociati del centrodestra-, avendo una concezione meno vessatoria dell’appartenenza politico-etica, hanno certamente giovato all’immagine patinata, naif ed intransigente che il liberismo permette. A sinistra si è tutti un po’ più seri. Ed è proprio in questo vuoto vacante lasciato dalla rinnovata responsabilità istituzionale che sembra aver improvvisamente colpito il Cavaliere, che Grillo si è iniettato con effetto devastante. Ha raccolto gli irriducibili nostalgici della rifondazione comunista che, sfiduciati da anni, non hanno avuto il coraggio di credere in Ingroia. Ha fatto l’occhiolino a Casapound e i circoli fascisti abbandonati anche da un sempre più sbiadito Storace. Si è creato uno zoccolo duro militante che sopperisce all’evidente calo delle amministrative ‘013. Quel calo è fisiologico ed è direttamente proporzionale alla disillusione di quanti non votando PD in favore di Grillo si sono accorti di non aver fatto un regalo alla sinistra.

Spesso, nei media, si mettono in risalto parole e concetti del portavoce Beppe Grillo totalmente secondari ed ininfluenti rispetto al loro contenuto e tacciono su altri elementi che sono preziosi per la comprensione del MoVimento. La prossima espulsione dell’On.Mastrangeli non può essere mostrata all’opinione pubblica come una epurazione stalinista e illegittima senza capirne i connotati. Ed è solo relativamente connessa alla guerra fredda che Grillo ha dichiarato contro i media. La rete è lo strumento e il fine di Grillo. Lo strumento perché fornisce la griglia ipertestuale al sistema di relazioni che è il MoVimento in sé. Il fine perché la rete, mezzo di comunicazione in espansione, dovrebbe fornire un limpido rapporto tra il cittadino e le istituzioni. La realtà è ben diversa. L’ho definita guerra fredda perché il metodo con cui Grillo usa la rete è strumentale tanto quanto il mezzo televisivo o il quotidiano e si risolve come una battaglia tra utenze: una -la tv- oligarchia, l’altra – la rete – plutocratica. L’oscillante contraddizione con cui i mezzi d’informazione davano a Grillo ora dell’hitleriano or l’altro dello stalinista sono già state evidenziate da Grillo stesso e non contestate, bensì depotenziate. Beppe Grillo continua a ripetere come una morbosa litania che ‘la vecchia politica’ non c’ha capito niente, che non hanno i mezzi espressivi per spiegare il moVimento e risulta piuttosto lacunoso anche quando cerca di spiegarlo a sua volta. L’estromissione di Mastrangeli è solo una nuova scossa di assestamento dell’edificio progettato dalla Casaleggio & C. Ed innanzi alle proporzioni percentuali con cui, in apparenza democraticamente, è stato decretato l’allontanamento forzato, si può già dire che il MoVimento seppur poggiando su ancora esili palafitte consensuali ha raggiunto l’obiettivo di compattare ideologicamente la propria base militante. Il limite della democrazia è proprio la maggioranza e Casaleggio lo sa così bene che ha fatto dire a Grillo che una volta raggiunta la maggioranza, il moVimento non avrà più senso di esistere. Con maggioranza si intende il 100%. Questo aspetto è stato ben illuminato dai media ma sotto una luce sbagliata. Lo scopo del MoVimento è diventare MoVimento, ossia mettersi in moto praticamente e il suo spin deve essere così forte da far breccia tra scetticismi e relativismi individuali. Proprio per questo la moderazione non è un connotato del rigido sistema costituzionale centralizzato di M5s, dove gli estremismi dei soci fondatori spiccano orgogliosamente

Su questa amaca a forma di stivale la spinta del moVimento non solo è di tipo quantitativo (in più si spinge meglio è) ma è il moVimento stesso che grazie alla sua oscillazione inarrestabile si fa complice dello spostamento del tutto. Al cittadino-possibile candidato non rimane che auto-riconoscersi come tale. Se io stesso sono lo Stato dovrei essere squilibrato per autoingannarmi. Berlusconi già in campagna elettorale aveva intuito la forza di una tale visione e la lungimiranza di tale realizzazione ma credo che soltanto adesso – dando apertamente a Grillo dello squilibrato – si sia reso conto delle ripercussioni a medio-lungo termine che ciò avrà sulla popolazione. Una rivoluzione borghese che riunisce gli estremi (anche anarcoidi) proprio sulle macerie del campo di battaglia della vecchia rivoluzione borghese, quella falsamente vittoriosa che si è lasciata morire in stillicidio.

E’ difficile prevedere gli sviluppi della cancellazione della divisione tra destra e sinistra. I necrologi della vecchia politica che Grillo annuncia alacremente, tuttavia, segnano la via della cancellazione. Proprio come quando -durante un suo vecchio spettacolo- inneggiava all’oblio del giorno della memoria: dimentichiamo, perdoniamo e andiamo avanti. Ora le parole chiave sono più bellicose ma anche più costruttive: cancelliamo, riuniamo, ricostruiamo. Ma l’illusione di un ricompattamento oltre la destra\sinistra è fin troppo utopistico e non tiene conto che tutta la storia dell’umanità si fonda sulla lotta delle minoranze (che è esattamente ciò che Mastrangeli ha minacciato di fare: una minoranza a 5s). L’occasione della prevedibile debacle del governissimo, retto dagli umori di Berlusconi, potrebbe essere l’effettivo trampolino per una definitiva imposizione di M5s. Il novello proletariato che Grillo e Casaleggio tentano di riciclare sotto il termine ‘cittadino’ tende all’universalizzazione del concetto di classe, lo destituisce di qualsiasi valore sociale e da semplice concetto politico si trasferisce in ogni ambito dell’esperienza dell’essere sociale.

A questo punto le domande diventano cogenti ed anch’esse universali. Le prime che mi vengono in mente: 1) Posto che da un punto di vista politico le intenzioni e i metodi di m5s sono piuttosto chiari, come sistema economico di riferimento il capitalismo consumistico come si pone nella galassia grillina? Buoni cittadini sono anche buoni reggenti chiederebbe Platone? Connessa alla domanda precedente: vista la necessità endemica di figure carismatiche e di livello non solo nella guida del Paese ma anche nelle istituzioni religiose (il rinnovamento della Chiesa Cattolica non è un segno dei tempi?), lei pensa che sia saggio non ritenere i parlamentari grillini dei semplici schiacciabottoni (o amplificatori della volontà popolare) con alle spalle dei guru nei loro rispettivi campi?

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