autunno.

Sulla porta di camera mia, da tempo immemorabile, c’è affisso un adesivo che siccome s’è scollato l’ho rattoppato con dello scotch trasparente di fortuna, che ora è di color ocra. Giusto per farvi capire quanto tempo sia passato. E’ uno di quegli adesivi che trovavi nei formaggini o nelle merendine e rappresenta un segno zodiacale: cancro. Nulla di strano se non fosse che il mio segno zodiacale è toro. Prima di oggi non mi sono mai domandato il fine di quella scelta da bambino. Forse per la precarietà con cui ho sempre affrontato i collezionismi. O forse per omaggiare l’unico altro membro della famiglia cancro; ma non ho mai voluto bene abbastanza a mia madre per un atto del genere. Potrebbe essere per semplice cameratismo, poiché le camere dei miei amici erano tutte decorate, la mia dev’essermi sembrata spoglia. Fino ad un paio di anni fa sopra l’adesivo campeggiava una fotocopia in bianco e nero di Bari Vecchia dall’alto. Bari Vecchia? Ok, per un periodo Sandro Tovalieri è stato il mio attaccante preferito, ma ciò non giustifica la scelta. Il fatto è che le mie passioni sono sempre state casuali, come il mio modo di pensare. Ragiono sempre prima di parlare o agire ma poi faccio e dico sempre delle cose a caso. Il segno del cancro, lì dov’è da tutto quel tempo, mi è sembrato terribilmente la metafora della mia esistenza. Quando mi sono iscritto a lettere e ho compilato il modulo d’iscrizione, la segretaria mi ha chiesto quale dei 4 indirizzi volessi scegliere. – Indirizzi?- Si, mi fa lei: socio-antropologico, filosofico, archivistico e un altro che non ricordo. La guardai perplesso e poi le chiesi: – Qual è il secondo che ha detto? Ecco, quello lì -. Ma come? Non vuole dare un’occhiata al piano di studi prima? – No, no che poi cambio idea -. Alla casualità dovete aggiungere un elemento che la complica, ossia che sono incapace di scegliere. La mia non è esattamente incapacità di scegliere, è che la scelta mi pare del tutto indifferente. Questo perché il ricambio continuo delle merci con cui ci bombardano la psiche si è traslato anche nell’intercambiabilità dei rapporti. Ed è uno dei motivi per cui mi sono parzialmente disancorato dal mondo; perché la società mi mette sempre innanzi a scelte superflue per le quali, in ogni caso, mi prendo un’eternità per decidere. Se dovessi seguire anche una sola moda, o se mi accorgessi di seguirla, credo proverei vergogna. E la vergogna è già una rivoluzione.
Sempre sulla porta di camera mia ci sono degli altri adesivi: ai tempi in cui compravo Topolino (odioso e illeggibile) era in piena espansione la mania dei puzzle. Il ravensburgerismo aveva contagiato anche Topolino che regalava degli adesivi puzzle; li collezionavi tutti e poi li mettevi in ordine e li appendevi. I quattro adesivi appiccicati sulla mia porta sono completamente a caso: uno raffigura un pezzo di una barca, uno la testa mozzata di un papero -con ogni probabilità uno dei nipoti di Paperino-, un altro una ruota dell’auto di Paperino e l’ultimo non mi ricordo. Sono anche attaccati storti. Più che noncuranza mi sembra fretta. Non ho mai trovato il tempo per fare niente. Naturalmente il tempo che ho dedicato a me stesso e al mio narcisismo è inversamente proporzionale alla cura della mia persona. Le persone non vanno curate; i rapporti vanno curati, ma non le persone che li compongono.
Una delle due volte in cui affronto un centro commerciale -o un negozio qualsiasi che non sia un supermercato o un bar- durante l’anno solare, è perché trovo che la Decathlon sia una di quelle cose stronze ma utili.  Ero di fronte alla scelta di un paio di scarpe da calcio kipsta, sufficientemente comode ed economiche, contro delle scarpe nike, comodissime ma più costose. ‘Na differenza di venti euro, eh, non che pensiate chissà cosa. Sono rimasto 45 minuti con questo dubbio e sono uscito dal negozio senza comprare nulla, dicendomi che una bella dormita mi avrebbe chiarito le idee. Non entro nei particolari di tutti i pensieri che percorrono la mia mente di fronte ad una scelta così banale, perché non voglio turbare la vostra serenità quando acquistate. O meglio: perché non ve ne fotte niente. Devo ammettere che la scelta del tutto casuale occorsa nell’indirizzo filosofico mi ha reso una persona più forte ma molto indecisa. Questo perché ho carenze di personalità che vengono surrettiziamente colmate dalla ragione, o dall’intelligenza che dir si voglia. La mia ragione -all’opposto del mio carattere- è fredda, spietata e vendicativa. Io sono invece caldo, passionale e vendicativo. Non mi sono mai domandato -nemmeno in questo momento- perché per me ogni decisione, dalla più banale alla più severa, comporti tutti questi sforzi, quanto ciò che concentra la mia attenzione sta nel perché affronto tutte le questioni come mi fossero indifferenti, come se non avessero alcuna ripercussione nel causa-effetto quotidiano di ognuno, me compreso. Fatto sta che le mie scelte, nel momento in cui si compiono, si auto-giustificano da sé. Tutto ciò ha a che vedere con il tempo…

[tratto dal romanzo “L’impostore”]

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