Nadal.

Questo Natale ho deciso di derubare una decina di barboni per fare un regalo alla mia ragazza; ma non ho ancora deciso se bruciarli o meno. L’unico motivo per cui non mi definisco un barbone è che ho la dignità di vestirmi come un controllore della Saf e invece che chiedere la carità fuori dalla porta dei cessi degli autogrill, mi fingo un logorroico volontario dell’Unicef fuori dalla porta dei cessi degli autogrill.

– Signora, lei lo sa che nella Repubblica Centrafricana ci sono bambini che non hanno ancora contratto il virus dell’Hiv? Aiutiamoli porca madonna! Con soli pochi spiccioli possiamo procurar loro la biografia di Piero Marrazzo tradotta in linguaggio dei segni -.

A quel punto è solo una questione di scelta: o ti suicidi o contrai l’Aids.

Pensate che tristezza le festività a casa Sallusti. Con questi frugoletti pelati e pasionari  che la mattina di Natale saltellano allegramente attorno all’albero ognuno alla ricerca del proprio pacchetto. E aprendolo guardare la gioia nei loro occhi spegnersi gradualmente alla scoperta che è stato regalato a tutti l’ennesimo volume di Bruno Vespa sulla sindrome premestruale di Michelle Obama. Non so se sia più deprimente questa scena di puro centrodestra natalizio o questo:

Chiunque si stia chiedendo chi cazzo sia questa hobbit vestita come fosse una puntata di “Fame”, è la figlia del sindaco di New York che ci racconta con stile asciutto e un accompagnamento strappalacrime al piano come sia dura vivere in una ricca famiglia italo-americana di radical chic senza fottersi di bamba dalla mattina alla sera. Tutto è iniziato alla prom night dei suoi sweet sixteen quando, per la prima volta, ha preso una bastonata con tequila-sale-limone ed è stata violentata da un suo compagno di classe gonfio di crack. Per lei il giorno di Natale dev’essere una tortura almeno fino a quando lo zio Hank non tira fuori la bonga.

Pur tuttavia la natività mantiene questa sorta di magica atmosfera per i bambini di tutto il mondo, ma soprattutto per noi Italiani ancorati indefessamente a tradizioni imbastardite. D’altra parte già a metà ottobre la società dei consumi inizia a ricordarci con progressiva intensità che Natale si sta avvicinando e che bisogna pensare ai regali. Se spiegassimo loro che Gesù -nato per noi- è stato crocifisso da Babbo Natale probabilmente le richieste di playstation4 calerebbero drasticamente e i vostri figli non crescerebbero come capre  che pensano a come trasformare il loro taglio a scodella in un super-sayan di 4° livello. I problemi derivati dal superomismo iniziano in questa età quando cercate di far coesistere un lappone ciccione che guida una slitta di renne volanti, con un bambino pietrificato nella posizione del loto in una mangiatoia, mentre sua madre spiega al suo padre non-biologico che lo Spirito Santo in realtà si chiama Carlo e che è stata una roba di una sera e via.
Per le bambine invece è diverso: quando a quattro anni e mezzo cominciano a fare domande seriamente logiche su com’è possibile che Babbo Natale voli visto che le renne non hanno le ali; o su quali dimensioni possa avere una slitta che porta regali a tutto il mondo tranne in Africa e a Detroit; o sul perché la Barbie sia sempre così magra mentre lei appare come un bozzolo di quarto di bue infagottato in un tutù rosa. In questi casi avete due scelte: o dir loro la verità o sperare che la Sbrodolina che avete regalato loro inizi a vomitare male e che il loro istinto materno le distragga quel tanto che basta per chiamare Sos Tata.
Ora non voglio dire che sottrarre magia al Natale sia la soluzione ai gravi problemi di immaturità, coglionaggine, tossicodipendenza e grammatica che avranno i vostri figli da grandi; dico proprio che farli vivere in un mondo fantastico non li preserva dalla vostra negletta ignoranza.

Buon Natale.

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