La finestra.

L’altro giorno sono andato da footlocker per vedere se mi prestavano una scarpa Nike per scrivere un pezzo su una scarpa Nike, ma avevano finito il polistirolo. Così -in compagnia della mia scarpa Nike- mi sono iscritto a un corso di Pilates specifico per polsi e ulna. Non che ne avessi reale bisogno ma, a volte, mi sento in dovere di fare qualcosa per me e per la mia femminilità; come quella volta che le camere di videosorveglianza mi hanno ripreso mentre mangiavo assorbenti nel reparto arachidi di casa.
Lungo il tragitto -che letteralmente vuol dire viaggio di merda o traghetto che non può virare a destra e sinistra- ho contato le facce di coloro che mi sembravano idioti e ne ho dedotto che sarebbe stato più conveniente per me specchiarmi su un cerchione cromato per vedere come mi stavano i capelli. E’ stato in quel momento che ho avuto la dirimente sensazione che anche gli idioti che avevo attorno stessero contando le facce da idioti che avevano loro volta lì vicino e ho realizzato che, in una piccola città, l’unico convincente motivo per alzarsi dalla poltrona è vedere se gli idioti sono in giro. Ignari che girare come idioti per segnalarsi mentalmente gli idioti sia un modo per sembrare idioti, queste specie particolari di idioti vollero distinguersi e iniziarono ad appellarsi come imbecilli. Ben presto nacque una sanguinosa faida tra chi doveva essere considerato idiota o imbecille. Gli imbecilli, essendo nati come osservatori e replicanti degli idioti, avevano una posizione privilegiata di secondo grado rispetto agli idioti veri e propri che, nei primi anni, non amavano l’idea di sentirsi dare degli idioti e volevano anche loro passare nella fazione degli imbecilli. Ma quando il partito degli imbecilli stava diventando troppo corposo, gli imbecilli stessi si arresero all’evidenza che coloro che stavano osservando non erano più idioti, ma imbecilli che, come loro, erano fuori in cerca di idioti doc. In realtà molti erano degli idioti che si fingevano imbecilli perché l’idiozia era fuori moda, pur non avendo la qualifica di imbecilli. Questi dissidenti che si credevano imbecilli vennero ben presto soprannominati i ritardati. Fu la loro massiccia presenza e relativa ghettizzazione da parte di idioti (i pochi orgogliosamente rimasti) e imbecilli che provocò un rinfocolamento del sentimento nazionalista dell’idiozia. In poco tempo gli idioti ripresero con vigore a deambulare per la città senza alcun fine particolare, solo per il gusto e la volontà libera di essere idioti e non per osservare altri idioti. Fu il momento più alto dell’idioluzione che tuttora conserva nella sua quintessenza questo spirito new age. I ritardati che non si erano nuovamente convertiti all’idiozia, ma non avevano nemmeno più il coraggio di proclamare la loro imbecillità bastarda e posticcia, vessati dai soprusi dei puristi, iniziarono a figliare esclusivamente tra di loro; in qualche caso dando origine a ritardati veri e propri. L’umiltà delle origini rinsaldò il patto sociale tra ritardati che cominciarono a diventare sempre più numerosi e agguerriti e dalle campagne migrarono nel centro storico, dapprima con piccoli bivacchi e poi agglomerandosi in determinati quartieri che, fino a poco tempo prima, erano a esclusivo appannaggio delle classi abbienti. Il governo della città, istituzionalmente ancorato al bipolarismo tra idioti e imbecilli, non vide di buon occhio quest’espansione nel cuore pulsante della polis e inasprirono la fiscalità nei confronti dei ritardati. Ciò non comportò solo una batosta morale ed economica per il crasso popolo ritardato, ma anche l’inizio del degrado e dell’incuria all’interno della città. I quartieri-ghetto divennero discariche a cielo aperto, preda di predoni e sciacallaggio urbano. La tragica storia di Imelde, la bambina che cadde dall’altalena perché non aveva le braccia, sensibilizzò a tal punto l’opinione pubblica che in seno a imbecilli e idioti nacquero sindacati pro-ritardati. Immediatamente furono battezzati dal monsignore della diocesi (imbecille)  dementi. All’inizio i dementi si distinsero per un atteggiamento prudente e garantista, vagamente conservatore, ma all’ordine del giorno si aggiunse a breve la volontà di rovesciare o riequilibrare lo status quo. I dementi facevano parte della meglio gioventù idiota ed imbecille ma non si riconoscevano più negli ideali paterni e attraverso una pacifica battaglia giocata sul terreno dei diritti umani, riescono ad ottenere uno status sociale garantito sia per sé che per i ritardati.

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