In-significanti

Uno strumento diventato obsoleto non tanto nella fruizione quanto nella sua essenza didascalica è il vocabolario. Più che obsoleto lo definirei addirittura un arcaismo privo di significato. Che un dizionario sia privo di significato è un divertente ossimoro, ma fino a che punto? La comunicazione -verbale e scritta- sta progressivamente subendo un processo devolutivo e designificante. Anche un progresso devolutivo è un ossimoro? Non ne sono certo. Credo si siano generate delle incomprensioni a catena sin dal momento in cui Carlo Darwin ci ha parlato -via allegoria- dell’origine delle specie. La specie, le specie: pluralia tantum o generalizzazione? Non è questo il fulcro problematico. Ciò che mi lascia perplesso è la cieca -perché abbagliante- fiducia illuministica nel senso del progresso o dell’evoluzione. L’adattamento è un progresso? E’ un avanzare verso uno stato ulteriore dichiaratamente migliore? Meglio ancora: è un avanzare da indietro in avanti seguendo l’apparente movimento della linea temporale? Se così fosse, più o meno simultaneamente, tra osservatore, osservato e ambiente nei quali gli enti sono immersi, dovrebbero stabilirsi quali condizioni siano effettivamente evolutive. Eppure non sono persuaso che Darwin la pensasse così. Tra osservatore e osservato ci dovrebbe essere una netta separazione perché il primo si pone nelle condizioni di poter giudicare il secondo da un punto di vista evolutivo, senza per questo venir intaccato dal processo dell’osservato. Ma entrambi gli enti sono immersi in un ambiente nel quale avvengono gli stessi principi fisici (a meno che un tratto evolutivo non venga del tutto simulato in laboratorio). I fattori ambientali -come cambiamenti climatici, possibilità di reperire gli oggetti necessari ai principi dei sistemi viventi- per Darwin erano il motore del processo. Da fuori a dentro non dimenticando che è nel dentro che è implicita la possibilità del cambiamento. Ma non sembra anche a voi che sia storicamente indicibile isolare questi fattori a priori non sapendo quali siano quelli effettivamente a rischio evolutivo? E non pare anche a voi che il verso dell’evoluzione non sia univoco ma più una questione di prospettive e di abbattimento dei luoghi comuni? Voglio dire: quante risatine si saranno fatte le giraffe dal collo corto, osservando i primi curiosi esemplari dal collo lungo? E quante giraffe dal collo corto ridono adesso?
Si può procedere per tentativi indicando quali siano gli elementi che più di altri potrebbero deviare il percorso dell’uomo e delle altre specie. La tecnologia è senz’altro uno dei tormenti tra intellettuali, scienziati, uomini di cultura e arte. Se lo chiedeste a me vi risponderei che l’uso massivo della tecnologia (dalla tv al computer) sta trasformando l’uomo in una sua malattia: l’autismo.

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